lunedì 19 dicembre 2016

Il mio 2016 in Bottega


                                                                           


Tiriamo le somme di quest'anno che se se ne sta andando e poniamoci i buoni propositi per quello che arriva...(tu sei brava a rispettarli? io in realtà non molto...)

Il 2016 per me è stato un anno di grandi cambiamenti; dopo vari traslochi, La Bottega della Strega ha finalmente trovato casa, e la scelta di trasferirmi in un laboratorio condiviso, fuori dalla zona
commerciale , nel cuore del quartiere storico del mio paese, ha sicuramente dato i suoi frutti.
Lo scambio continuo con il mio coinquilino Fausto Ligios , fotografo con la passione del riciclo creativo, ha dato vita a diversi progetti comuni che mi hanno portato ad uscire un pò fuori dai miei schemi, e mettersi alla prova e imparare porta sempre cose belle.

Ho avuto più tempo per dedicarmi allo studio della promozione del mio brand, che oltre all'anima e al cuore, aveva bisogno di un bel "vestito nuovo" con cui presentarsi nel mondo del web, visto che la direzione presa è quella delle vendite online. In questo è stata davvero preziosa  Gioia Gottini   , la coltivatrice di successi che aiuta le creative a diventare freelance , punto di riferimento indispensabile per chi vuole crescere e migliorarsi.
                                                                                    
                                                                                    

Altra grande novità di quest'anno è stata quella di lanciare finalmente un sito tutto mio, con annesso shoponline...è stata una faticaccia (se mi conosci sai quanto sono poco "tecnologica") ma sono davvero contenta del risultato finale.

Nel 2016 sono nate anche altre collaborazioni importanti: la prima con Sara de Il fiocco di Ileana, con cui ho studiato e realizzzato un nuovo prodotto di cui vado davvero fiera, i Pupazzotti , la seconda con l'associazione Officineperegrine che mi ha coinvolto nel magico mondo degli spettacoli teatrali e mi ha affidato scenografie e trucco di una serie di favole animate ispirate alle tradizione sarda (debuttiamo il 7 gennaio, sono emozionatissima!!) e la terza con la psicologa Teresa Mainiero che con i suoi utilissimi articoli sul mondo dell'infanzia è diventata un appuntamento fisso sul blog.

I buoni propositi per l'anno nuovo? Continuare a lavorare con lo stesso entusiasmo che mi ha accompagnato finora, alimentare la mia creatività studiando e confrontandomi sempre...e incassare di più, che non fa mai male

vuoi vedere se sarò brava a mantenerli? continua a seguirmi qua sul blog e sulla pagina facebook della Bottega!

lunedì 12 dicembre 2016

Natale e bambini: consigli per gli acquisti



                                                                               

Comincia la corsa ai regali di Natale.....ma siamo proprio sicuri che tutto quello che compriamo sia un "vero" dono?
Andiamo un po' piu a fondo sull'argomento insieme alla nostra sempre graditissima ospite Dottoressa Terri, Teresa Mainiero , la psicologa amica dei bambini.


Voi date ben poco quando date dei vostri beni. È quando date voi stessi che date davvero

(Khalil Gibran)

È una curiosa affermazione se la contestualizzate nel blog in cui la state leggendo.
Ale è una strega creativa, che con amore e pazienza confeziona tanti piccoli oggetti creativi. Durante le feste natalizie chiunque altro avrebbe cercato di “ spingere” i suoi prodotti, Lei, con l’attenzione e la cura che normalmente mostra per i suoi piccoli amici, mi chiede di cercare di ridare un senso ai doni del Natale in modo che i bambini li possano apprezzare. D’altronde, quello che Ale (e chi come lei fa handmade) crea, non è un semplice oggetto, ma racchiude tempo, pazienza, sacrifici, sogni ed emozioni. È un piccolo, grande dono che trasferisce da lei a voi, ed allora, che significato ha per voi il dono?

Donare è un gesto straordinario, capace di creare legami tra le persone. Normalmente chi riceve un dono è portato a ricambiare con altrettanta generosità, creando il circuito del donare, ricevere e ricambiare, tre azioni fortemente legate tra loro che si ripetono in modo libero e continuo e stabiliscono rapporti interpersonali di fiducia e aiuto reciproci.

È un gesto semplice, spontaneo che rende felice chi lo fa ma anche chi lo riceve. Un regalo fatto ad un amico ci riempie di gioia al solo pensiero di quando lo scarterà, un gesto affettuoso, un sorriso ad una persona cara ci allarga il cuore e, allo stesso modo, un dono ricevuto, ci dà piacere e ci fa star meglio. Ma allora perché ogni Natale o compleanno si fa una gara al pacco più grande e al chi compra chi e cosa?
Il buonsenso, ma anche tanti colleghi specializzati nell’età evolutiva, ci dicono che ricevere regali esagerati o troppo costosi non fa bene ai bambini che, percepiscono in maniera distorta il valore delle relazioni affettive con gli adulti che col tempo vengono apprezzati di più o di meno a seconda dell'entità dei regali che portano loro in dono. Questo pericoloso meccanismo, fa si che il bambino, misuri l'importanza dell'adulto in base a ciò che egli è in grado di comprare.
Molti genitori super impegnati con il lavoro, costretti a trascorrere poco tempo con i propri figli, spesso cercano di non negare loro mai nulla, per non creare conflitti nel rapporto e per fare in modo che nei pochi momenti in cui si sta insieme i bambini siano sempre sereni e felici.
Il bisogno di mamma e papà di comprare regali costosi ai loro figli, dunque, è dettato dal tentativo inconscio di supplire in questo modo alla carenza di tempo e attenzioni che dedicano loro.
Ma questo non è vantaggioso per nessuno.                                          
                                                                                                                                                       
Quando un bambino cresce senza aver mai imparato a rinunciare a nulla, sviluppa un metro di giudizio basato sui beni materiali ed è dunque poco attento alle relazioni affettive. Un bambino abituato ad avere tutto ciò che desidera, difficilmente riesce a tollerare la frustrazione che eventualmente può derivare dal non vedere realizzato un qualsiasi desiderio. In questo caso, nel rapporto con i figli, potrebbe essere utile cercare un compromesso tra ciò che loro chiedono e ciò che gli adulti sono disposti a dare. In questo modo i bambini imparano gradualmente a comprendere che non sempre è possibile ottenere tutto ciò che si vuole.
I bambini “troppo” (permettetemi questa licenza linguistica) sono convinti non solo di aver diritto di volere qualsiasi cosa, ma anche di poterla avere subito. Del resto, la società in cui viviamo è touch-screen, si cerca la gratificazione immediata e la vita scorre sempre più veloce.
Pensateci un attimo, voglio vedere la zia? La chiamo via Skype; Voglio sapere qualcosa? Uso google, voglio vedere un video C’è YouTube.
Che ne sanno i bambini e gli adolescenti di oggi, delle corse davanti al telefono di casa, delle dediche inviate tramite i programmi che mandavano i video dell’artista preferito; Tranquilli non mi sono fatta prendere dal momento nostalgia, ma vi vorrei far riflettere sul fatto che oggi è tutto troppo
facile, semplice, immediato, e questo crea nei bambini aspettative non realistiche sulla possibilità di ottenere quello che vogliono quando vogliono.

                                                        

Alberto Pellai, medico psicoterapeuta dell’età evolutiva spiega che - il capriccio del bambino non corrisponde a un bisogno ma a un desiderio e, di fronte ai desideri, il genitore può scegliere tre vie: dire un sì immediato, ritardare la risposta affermativa spiegando al bambino perché sarà sì ma tra una settimana o un mese, dare una risposta negativa spiegando perché alcuni desideri non si possono realizzare”.

Quando per un bambino ricevere i regali più alla moda è la normalità il rischio che si corre è che con il tempo, dia poca importanza a quello che ha, perché non deve lottare per ottenerlo, non percepisce il reale valore dei suoi desideri e allo stesso tempo comincia ad avere delle aspettative specifiche, che non vengono mai deluse. Questo il più delle volte lo conduce ad avere atteggiamenti egoistici, a rimanere centrato se stesso senza prestare attenzione ai bisogni e ai desideri degli altri.
Un bambino troppo viziato in famiglia, potrà inoltre trovarsi in difficoltà nei rapporti con i suoi coetanei.  Egli infatti è impreparato ad affrontare il mondo esterno.
Il contesto familiare, con le sue regole e le sue dinamiche, deve invece  poter rappresentare per il bambino un modello dove imparare il rispetto delle regole, dei ruoli, dei bisogni e dei punti di vista altrui.

Avete mai fatto caso al fatto che sotto i due anni spesso ai bambini piace più il contenitore (scatola, carta da pacchi, fiocchi, nastri...) del contenuto? Ecco. Sotto l'albero sarebbe sufficiente mettere un bel 'contenitore' e li rendereste comunque felici.
Ogni bambino ha una sua età e un suo sviluppo e non segue le logiche del consumismo. Pensate, iper stimolare
bimbi di pochi mesi con troppi oggetti può rivelarsi addirittura controproducente. Poiché, non sono in grado di mantenere l'attenzione su qualcosa troppo a lungo, passerebbero da un oggetto all'altro senza apprezzarne davvero nessuno, finendo per innervosirsi.
Cosa fare, dunque?
Pochi regali. Mirati.
“L’equilibrio è dato dalla capacità del genitore di evitare il ‘troppo’
Inoltre, ricordatevi di incoraggiarli sempre, a essere grati. “Ogni volta che i bambini esprimono la loro gratitudine, diventano più consapevoli di come sono fortunati, e questo li renderà più generosi e meno materialisti. Trascorrere del tempo con i figli, dando loro affetto e insegnando la gratitudine e la generosità, è il miglior modo per contribuire a contenere il materialismo degli adulti”[i]
In una realtà dove tutti, o quasi non si sentono padroni del loro tempo o pensano di non averne abbastanza, credo che il “Tempo” sia il più prezioso tra i doni. È un atto d’amore e di grande beneficio, e non solo per i più piccoli. È  solo attraverso il tempo che si espandono gli orizzonti.


[i] Lan Chaplin, professore associato di marketing presso la University of Illinois a Chicago

martedì 22 novembre 2016

10 idee regalo handmade per i più piccoli


                                                                                                                                                            


                                                                                                                                                                               





Cerchi un'idea originale per i regali di Natale ai piccoli di casa? Niente panico! eccoti una selezione di creazioni handmade con cui stupire mamme e bambini...

Dietro a una creazione artigianale c'è un mondo di progetti, esperimenti, fantasia ...ma soprattutto c'è la "firma" inimitabile delle mani che l'hanno realizzata . Della magia di un oggetto handmade avevo già parlato in un post di qualche tempo fa, oggi ho deciso di presentarti 10  idee regalo dedicate ai più piccoli create cura e passione dalle mie "colleghe crafter".

ecco un elenco di link che si riveleranno utili per i tuoi regali di Natale:

se ami il cucito creativo hai davvero l'imbarazzo della scelta...i quiet book di ispirazione montessoriana di Sara  de Il fiocco di Ileana, le Piccole Gioie di Giovanna de Lo stile di Giò,
gli astucci portamatite di Elena e il suo Mondo di Elenosky

Astuccio per matite arrotolabile - con la stoffa delle favole
                                                                                                                                        







Meri propone set asilo adorabili che potrai scegliere tra le Cose di Cuore, Daniela di Latte&Cannella degli originalissimi banner con magneti per la cameretta, e Rebecca da Cucicreando i teneri Doudou della nanna in morbida ciniglia



            


Se vuoi puntare sui giochi, non saprai davvero cosa scegliere.....Michela alias Mammamiky ha creato una sua personalissima versione del gioco del memory e Lisandra sul suo shop Happy Coridon ha una selezione di pupazzetti ad uncinetto meravigliosi                                                   

                                                 




Per arredare le camerette ecco le proposte di Gerarda tra le sue Cose da weekend e gli Angiolini della mia adorata Tiziana Rinaldi   


                    















Sono sicura che tra queste meraviglie hai già trovato l'idea regalo che fa per te! qual'è la tua preferita?

martedì 8 novembre 2016

Buonanotte e sogni d'oro



 



Oggi voglio presentarti una nuova linea di creazioni ispirate al momento della nanna, pensate per accompagnare i tuoi bimbi nel mondo dei sogni ...

L'idea mi è venuta un pò di tempo fa, quando una mamma mi ha detto "abbiamo ricevuto in regalo un tuo quadretto,è appeso sopra il lettino e per noi è diventato un piccolo rito, prima di andare a dormire, salutare l'orsetto che hai disegnato e darci la buonanotte"; mi è sembrata una cosa così tenera e carina da meritare una selezione di oggetti dedicati.
Dalla Germania mi è arrivato una scatola con dei buffi angioletti di legno,  che opportunamente smontati e rivisitati trovo perfetti come protagonisti della "buonanotte":

 

 ed ecco quadri , cornici e scacciaguai (lo sai che i navaho li costruivano per ogni nuovo arrivato nella tribù, allo scopo di scacciare gli spiriti che portano i brutti sogni?) da personalizzare secondo i tuoi desideri.


e ancora, i fuori porta da appendere quando è ora della nanna, per evitare sgraditi squilli di campanello;)


                    



trovi i quadretti e gli scaccaguai subito disponibili sullo shop on line , per creazioni personalizzate non esitare a contattarmi via mail labottegadellastrega@gmail.com o sulla mia pagina facebook



La coperta di Linus


Risultati immagini per doudou

Il tuo bimbo non si separa mai dal suo pupazzetto preferito? Cosa lo rende così speciale da farlo diventare insostituibile al momento della nanna? 
Ce lo spiega la dottoressa Teresa Mainiero , la psicologa amica dei bambini che anche oggi ci fa visita sul blog.



Iniziamo da qui…



Quante volte vi siete trovati in questa situazione?
Personalmente ne ho viste tante, ma un bambino lo ricordo più di altri, anche perché lo ammetto, è il figlio una cara amica. Damiano (so che la mamma non me ne vorrà)  portava sempre con se, un pezzo di stoffa viola con il pizzo, lo portava dappertutto, lo odorava, lo ciucciava lo metteva accanto al viso, e credetemi, al di la della tenerezza che poteva fare vedere quel piccolo ometto con la pezzetta in mano, era interessante osservarlo nei suoi movimenti, non era solo stoffa, era una parte di se, ma diversa da se. 
Nessun libro mi ha mai insegnato così chiaramente cosa fosse un oggetto transizionale, pertanto grazie a Damiano per avermi permesso di fare esperienza diretta.
Ma a che serve un oggetto transizionale?
Che sia un orsacchiotto, una bambola, un pezzo di stoffa, una coperta (la famosa coperta di Linus) già prima dei 2 anni i bimbi si affezionano a un oggetto che serve loro per superare la paura e colmare i vuoti.
A parlare di oggetto transizionale fu, per la prima volta, lo psicanalista inglese Donald Winnicott (1896 – 1971) che lo definì come un oggetto a cavallo tra la realtà soggettiva del bambino e la sua percezione oggettiva del mondo esterno[1].

L’oggetto transizionale, oltre a ricordare i primi contatti con la mamma, ha per il bambino un valore particolare, è la prima ricchezza che egli possiede. È quasi sempre qualcosa che nelle mani del piccolo si anima di una vita propria e di un potere magico, capace di diffondere fiducia, protezione e sicurezza.
Il punto essenziale dell’oggetto transizionale non è il suo valore simbolico”- scrive Winnicott- “quanto il fatto che esso è reale: è  un illusione ma è anche qualcosa di reale” .
A molti di voi genitori e/o zii sarà capitato di assistere a vere e proprie tragedie quando, al momento di andare a letto o di uscire da casa, il bimbo scopre che il suo orsacchiotto, (copertina, bavagliolino, bambolina, insomma un qualsiasi oggetto verso il quale egli mostra un esclusivo attaccamento) non si trova più e voi (a volte anche spazientiti), vi sarete ritrovati a fare la caccia al tesoro, ma per quale motivo la scomparsa del suo “oggetto” preferito ( che non è reale ma è come se lo fosse) suscita una protesta cosi forte?
Per spiegarvelo devo fare un altro po’ la tecnica, mi spiace:
Prima dei sei mesi di vita il bambino non ha la capacità di distinguere tra se e chi si prende cura di lui; si trova cioè in uno stato di fusione che supererà gradualmente. Tra i sei e gli otto mesi (comunque intorno alla fine del primo anno) il bambino si rende conto che la mamma non è più un suo dominio incondizionato, ha una propria esistenza e può comparire e scomparire dalla sua vista ma non dalla sua vita. Infatti, l'emergere della reazione alla separazione, ci indica che il bambino ha stabilito dentro di sé una rappresentazione stabile della figura materna e che può evocare il suo ricordo se questa non è presente.
Ed è qui che entra in scena lo spazio e l'oggetto transizionale.
Lo spazio transizionale rappresenta ciò che separa simbolicamente il bambino dalla madre. All'interno di quest'area simbolica, ma reale, il bambino utilizza l'oggetto transizionale sia per lenire l'angoscia derivante dalla separazione, sia per sperimentare, per la prima volta, una relazione affettuosa con un altro diverso da sé


                


L'oggetto che s'impregna di odori fino a diventare sporco e puzzolente (per favore genitori non lavateli e se proprio dovete, lavateli di giorno. Lavare un oggetto transazionale è rischioso perché, oltre l’aspetto e la forma, il bambino considera molto l’odore e la consistenza che mesi di appiccicume hanno regalato all’oggetto. Per voi è roba nauseabonda, per lui familiare e rassicurante. Certo, ogni tanto un giretto in acqua e sapone è d’obbligo, ma fatelo sempre di giorno, con detergenti preferibilmente naturali)
L’oggetto è sempre scelto dal bambino fra quelli che trova più facilmente a disposizione (personalmente consiglio sempre di averne una doppia copia senza aspettare che il primo si rompa o che venga perso o dimenticato) e verrà messo via dal bambino stesso quando non servirà più allo scopo per il quale era stato "creato". E per favore non gettatelo, il peluche (pezzetta, coperta ecce cc ) non è morto, ma è relegato in una sorta di limbo, pronto a ricomparire in periodi successivi quando la solitudine, la tensione o la paura tenderanno a riemergere.
L’oggetto transizionale, che i francesi chiamano (Doudou), ha di solito un potere calmante per il bambino e può essere utilizzato per rilassarsi e dormire.
Stringendolo a se, il bambino, allontana la paura della separazione (che spesso sopraggiunge durante la notte), quindi la distruttività di una separazione o di una perdita che si teme possa avvenire addormentandosi, può essere compensata e risolta tramite l’oggetto che rimane stretto a se.
Se ancora vi state chiedendo: non è un oggetto interno, ma nemmeno un oggetto esterno, allora, che cos’è?
Sappiate che è una transizione tra i due e non cercate troppe altre spiegazioni, datevi la possibilità di accettare il paradosso creativo e accoglietelo con cura, ancora una volta la cultura e il gioco non sono illusioni ma momenti di crescita.

N.B: A tutti coloro che si stanno chiedendo cosa accade se un bambino non ha un oggetto transizionale, mi sento in dovere di dire che non succede nulla state tranquilli, ma per dovere di cronaca e etica professionale vi dico che dovrebbe essere aperto un nuovo ed interessante capitolo che non può essere trattato al interno di questo blog, non fosse altro perché esulerebbe dallo scopo per cui la nostra collaborazione è stata creata. Rimango comunque a disposizione per qualunque altro approfondimento e/o chiarimento.

[1] Dalla suzione del pollice alla comparsa (tra i 4 e i 18 mesi) di un singolo oggetto, dice Winnicott, vi sono molte altre attività (esempio produrre suoni, cantilene, manipolare pezzi di lenzuolo ecc.) che descrivono la progressiva capacità del neonato di maneggiare oggetti non-me e che si collocano tra il pollice e l’orsacchiotto. Queste attività, corredate da fantasie, sono definite dall’autore fenomeni transizionali e si riferiscono ad un’area di esperienza del bambino che si colloca nel luogo che collega e separa la realtà interna da quella esterna e che diventerà poi una funzione permanente della psiche.


lunedì 3 ottobre 2016

l'importanza del Buongiorno: educare al rispetto, educare all'amore



Dopo la pausa estiva, torna a trovarci sul blog la Dottoressa Terri, la psicologa amica dei bambini, con consigli e suggerimenti sempre utili e graditi.

Oggi ci parla di quanto è importante per i piccoli creare relazioni con gli altri, partendo da un semplice "Buongiorno":

…. Buonanotte, buonanotte fiorellino
Buonanotte tra le stelle e la stanza
Per sognarti devo averti vicino
E vicino non ancora abbastanza
Ora un raggio di sole si fermato
Proprio sopra il mio biglietto scaduto
Tra I tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di te
Buonanotte, questa notte è per te ….


Probabilmente molti di voi avranno riconosciuto queste parole, altri, forse le hanno lette canticchiando, altri ancora non le avranno riconosciute. Qualunque sia il modo, quello che mi incuriosisce sapere, da voi, è la sensazione che vi ha rimandato o il ricordo che vi ha revocato.
Sono proprio una psicologa, avete ragione, una di quelle che non si ferma mai alla prima parola o a quello che dice, però tutto questo ha un perché.
Al di la della dolcezza che a mio parere il testo trasmette, c’è molto di più.
La parola, Buonanotte, ha un peso notevole. Non è solo un saluto, è indicativa di una relazione, di una condivisione.
Il senso del saluto è proprio questo, creare relazione, condivisione, farci sentire meno soli. Un buongiorno, un ciao, servono a stabilire legami.
La persona con cui hai "scambiato" il saluto - dopo - non è più un "altro". La persona che saluti diventa qualcuno che "ri-conosci" anche se non lo/a conosci.
Un cenno di saluto serve, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio.
Il saluto iniziale ha una funzione pratica importantissima, e significa all’incirca “voglio relazionarmi con te”.
Trasmettere ai bambini l’importanza di dire sempre grazie, di chiedere per favore o di dire buongiorno o buonasera, va oltre la semplice cortesia. Nell’insegnamento, investiremo sulle emozioni, sui valori sociali e, soprattutto, sulla reciprocità.
La convivenza, si basa sull’armonia, sulle interazioni di qualità fondate sulla tolleranza e ogni bambino dovrebbe dargli l’importanza che merita fin dalla più tenera età.

Un errore che molte famiglie commettono è quello di insegnare ai propri figli queste norme di cortesia solo quando iniziano a parlare. Ebbene, è interessante sapere che “il cervello sociale” di un bambino è tremendamente ricettivo a qualsiasi stimolo, al tono di voce e anche alle espressioni facciali dei propri genitori.
Ringraziare, è una potente arma per il cervello infantile.
I neuroscienziati ci ricordano che il sistema neuronale di un bambino è geneticamente programmato per “connettersi” con gli altri.
È molto probabile che un bambino di 3 anni, al quale i suoi genitori hanno insegnato a dire “grazie”, “per favore” e “buon giorno”, non comprenda ancora bene il valore della reciprocità e del rispetto di queste parole. Ciò nonostante, avrà avuto la possibilità di costruire su di sé, un adeguato e meraviglioso substrato, affinché le sue radici siano forti e profonde.
L’età magica compresa tra i 2 e i 7 anni, è quella che Piaget denominava “stadio dell’intelligenza intuitiva”. È in questa fase che i più piccoli, nonostante non comprendano il mondo degli adulti, risvegliano progressivamente il loro senso del rispetto, intuiscono quell’universo che va oltre le proprie necessità, per scoprire l’empatia, il senso della giustizia e, ovviamente, la reciprocità.
La reciprocità è un importante valore sociale
Sarà all’incirca verso i 7 anni che i bambini scopriranno appieno tutti i valori che conformano la loro intelligenza sociale.
In questa fase cominceranno a dare più importanza all’amicizia, a sapere ciò che implica questa responsabilità affettiva, a capire e a godere della collaborazione, a far fronte alle necessità degli altri e ad interessi diversi dai propri.
Quando un bambino scopre cosa verifica nel suo contesto più prossimo quando chiede le cose “per favore” e termina con un “grazie”, niente è più uguale.
L’educazione non cambia il mondo, ma cambia le persone che cambieranno il mondo.

Ebbene, la domanda magica è : In che modo possiamo inculcare ai nostri figli, fin da quando sono piccoli, queste norme di convivenza, di rispetto e di cortesia.
In primis con l’esempio.
Per il bambino sono fondamentali le routines e i piccoli riti quotidiani, perché gli danno sicurezza, gli danno un senso di confine entro il quale può muoversi serenamente e lo orientano anche quando non ha ancora la nozione del tempo.
È possibile offrirgli un ritmo quotidiano armonico scandendo i tempi della giornata e cercando di rendere le giornate e le attività piuttosto simili una con l’altra, inserendo routines e piccoli riti quotidiani.
Lungi da me appesantirvi con studi scientifici e grandi teorie che avvalorino le mie parole, però, voglio riportarvi uno dei vecchi decaloghi della nonna, uno di quelli che hanno le basi scientifiche dell’esperienza e sull’impronta del quale mi auguro possiate ritrovare una strada da percorrere.



  • Sei entrato in un qualsiasi posto? Saluta, dì buongiorno o buonasera.
  • Vai via? Dì Arrivederci.
  • Ti hanno fatto un favore o dato qualcosa? Ringrazia
  • Ti parlano? Rispondi.
  • Ti stanno parlando? Ascolta.
Hai qualcosa? Condividilo.
Non ce l’hai? Non invidiarlo.
Hai preso qualcosa che non è tuo? Restituiscilo.
Vuoi che facciano qualcosa per te? Chiedilo per favore.
Ti sei sbagliato? Chiedi scusa.


Appartengo alla generazione del grazie, del per favore e del buongiorno, alla stessa in cui non si dubitava a chiedere scusa se necessario.  Non ho figli, ma vivo le persone, e educarle con l’esempio è la migliore delle strategie.
Educare al rispetto significa educare all’amore.



Hai trovato questo articolo interessante? Per scoprire di più sull'attività della Dottoressa Teresa Mainiero visita il suo sito

giovedì 15 settembre 2016

Elisa e il magico mondo delle Terre Storte



                                         

Ho scoperto i lavori di artigianato artistico di  Elisa Betti su Facebook, e subito mi hanno colpito per la loro autenticità; al primo sguardo ti raccontano il mondo di chi li ha realizzati.

Lei si definisce così:
" Mi chiamo Elisa, sono una ceramista e ho una grande passione per la terra, la materia grezza e gli smalti. Ho iniziato il mio percorso più di 20 anni fa presso una scuola di scultura a Faenza, poi l’amore per la montagna e per il mio compagno mi ha portata in Lombardia. Ora ho una figlia di nove mesi, vivo a Brunate e ho un piccolo laboratorio a Como in cui creo e insegno scultura e ceramica. Il mio sito internet si chiama Le Terre Storte; storte sono le mie creazioni fatte a mano e storta e in continua evoluzione, sono io, irrimediabilmente imperfetta, come le mie Terre."

                                                            

Ognuno ha i suoi gusti, e quello che per te può essere bello non è detto che piaccia anche a me, ma quando un oggetto suscita una emozione, si va oltre il concetto di bellezza...la capacità di "comunicare" con le mani e con il cuore è una cosa preziosa, e ad Elisa non manca sicuramente.


                                               

Il suo ultimo progetto creativo si chiama "LE IMPERFEZIONI" , una serie di oggetti per la casa in creta, che racchiudono un messaggio bellissimo: le imperfezioni fanno parte di noi, e sono proprio loro a renderci unici e irripetibili. Pezzi unici e preziosi, dove "una tazza non sarà mai una tazza, ma la tua tazza". 

A me tutto questo è piaciuto davvero tanto, e se sei curiosa puoi andare a sbirciare direttamente sul suo blog. Oltre alla pagina Facebook, cura anche un sito, e ci racconta il mondo del suo laboratorio (dove oltre a produrre tiene dei corsi di ceramica) e anche un pò di se'.

5 cose che una creativa non vorrebbe mai sentirsi dire


25 Kraft HANDMADE Circle Tags -  Hang Tags, Gift Tags, Labels, Die Cuts -  2.0 x 2.0 inch - Handmade Packaging:





Partiamo da un presupposto: adoro le mie clienti.
Con alcune è nato  un rapporto di amicizia, mi stimolano a fare sempre meglio, mi riempiono di soddisfazioni .Capita anche che siano proprio loro a darmi l'input per un nuovo prodotto, ma soprattutto mi permettono di andare avanti facendo ciò che più amo, e per questo non posso che essere grata.

Ma il lavoro perfetto non esiste, e come tutti, anche io mi trovo a dover fronteggiare dei problemi nella gestione della clientela, e un pò per ridere, un pò perche' a volte è difficile spiegare certe cose, ho fatto una piccola lista delle situazioni che mandano in palla me e tutte le mie colleghe crafter.


craft corner // drawers with chalkboard labels + hanging ribbon organizer:


                                                          (immagini da Pinterest)


Ecco le  frasi da evitare come la peste quando ti accingi ad acquistare una produzione artigianale:

"Mi serve per oggi pomeriggio"
Cerchiamo di accontentarti anche a costo di lavorare ore per rispettare una scadenza, ma ogni creazione necessità di tempi tecnici impossibili da accelerare....il materiale va trattato, i colori devono asciugare, la colla pure, eccetera eccetera.
Se tua figlia ha una festa di compleanno alle quattro, non chiamarmi a mezzogiorno  perchè vuoi regalare all'amichetta uno scrigno in legno fucsia a pois con le coccinelle applicate e un girasole dipinto sopra, non ce la posso proprio fare...

"Pensavo costasse un po meno"
Se ti trovi davanti ad una truffatrice, ok, puoi dirlo. Ma se sei disposta a pagare tre volte tanto lo stesso oggetto  prodotto in serie, di plastica,  magari da multinazionali prive di etica, solo perché "è di marca" , allora è vietatissimo esternare il tuo pensiero....

"Queste cosine le fa anche mia cognata"
Ognuna di noi, per quanto umile, viene investita da un inarrestabile moto di orgoglio misto a gelosia quando si parla delle sue creaturine. Tanto per cominciare, non sono  "cosine": ciascuna racchiude un'idea, tanti esperimenti, cura, passione, ma soprattutto,porta con sè lo stampo unico e inimitabile delle mani che l'ha realizzata...quindi,  non è proprio possibile che le faccia anche lei (con tutto rispetto per tua cognata, naturalmente)

"Sei tu la creativa, mi fido di te"
La frase che mi fa raggelare, perché so benissimo che a lavoro ultimato ti verranno in mente mille idee per modificarlo, ma a quel punto non sara più possibile, e resterai insoddisfatta.
Il bello di comprare handmade è poter scegliere qualcosa pensato e realizzato su misura solo per te. Se ti chiedo quali colori preferisci, quale tema scegliere, cosa devo scrivere è perché voglio cercare di accontentarti al meglio...sii collaborativa;)

"Ah devo pagare in anticipo? Ci penso e ti faccio sapere..."
Acquisto online: scelgo il prodotto, inserisco il mio indirizzo per la spedizione, seleziono il metodo di pagamento, pago, ricevo il pacco. Tutto semplice e lineare.
 Ma quando si decide di acquistare direttamente da un'artigiana chissà perché ci si aspetta di pagare dopo ...pomeriggi interi a decidere materiali, dimensioni, inserti in qualsiasi combinazione possibile, scambi di idee, foto, bozzetti (e questo si chiama progetto creativo, che già di per se' avrebbe un costo) e al momento di inviare il pagamento "ci penso e poi ci risentiamo " ...
....niente di personale, ma se non ci conosciamo e mi  stai facendo un ordine online, va da sè che devo necessariamente farmi pagare prima di realizzare e spedire un prodotto.

Facile no? ora che hai letto il vademecum, non ti resta che fare un pò di sano shopping handmade!!!


martedì 6 settembre 2016

Ben arrivato Settembre



E'arrivato settembre, il popolo delle vacanze e' tornato a casa, e torna anche il blog della Bottega, con la grafica rinnovata e tante idee e progetti per te!


Cominciamo subito con le nuove creazioni: Settembre in Bottega ha il profumo della marmellata di more, quindi preparati ad una scorpacciata di viola, in tutte le sue varianti.



                                                          fonte: Pinterest

Settembre è anche il mese delle occasioni, e puoi approfittarne da subito acquistando le tavole activity ad un prezzo che non puoi farti scappare!!! (qui trovi tutti gli articoli in offerta)
E se vuoi sapere tutto, ma proprio tutto sui miei pannelli sensoriali handmade leggi questo post













Offerte e novità non finiscono qui...
per essere sempre aggiornata seguimi sulla pagina facebook della Bottega....Ti aspetto!

mercoledì 8 giugno 2016

Chi si prende cura di chi si prende cura?




Lieto evento in famiglia, riflettori puntati sul nuovo arrivato....e a mamma e papà chi ci pensa?
oggi la Dottoressa Teresa Mainiero psicoterapeuta e preziosa collaboratrice di questo blog ci parla del ruolo del "cargiver", la persona dedita alla cura....



Chi si cura chi di chi si prende cura?

Al di la del gioco di parole, la domanda è lecita e la risposta non è così scontata.
Nel cercare di capire cosa proporre in questo articolo, Alessandra e io, abbiamo lanciato un piccolo sondaggio chiedendo a voi, lettori/ici, qualche suggerimento. Aimè le risposte non sono state tantissime, (anzi vi invito sin d’ora a essere propositivi per il futuro in modo da creare interazione) ma un collega mi ha dato un suggerimento interessante, che ho deciso di cogliere al volo : parlare dell’emotività del caregiver.
Innanzitutto, cerchiamo di capire, chi è il caregiver?  È la persona dedita alla cura[1] , di un bambino, di un anziano di una persona disabile.
Nel nostro caso specifico, considereremo colui/lei che è destinato a prendersi cura del nascituro/a, cercando di esplicitare qual è l’emozione sottostante, non sempre positiva, che vive chi si trova ad affrontare un’esperienza strabiliante e sconvolgente come quella di una nascita.
Prima ancora che il bimbo/a nasca (solo dopo capisci che non devi dar retta a nessuna cosa ti venga detta da chi ci è già passato) non fanno altro che dirti che dopo un figlio, tutto cambia (con la stessa abnegazione di chi ti dice che ha perso un braccio in guerra ma ne valeva la pena per l'onore della vittoria); parlano di sacrifici, rinunce, sonno che non recupererai mai, cinema che mai più vedrai, ho sentito tante di quelle cose che monta l’ansia al sol pensiero.
Ogni genitore, colto dal mito della perfezione (che non esiste), vorrebbe appartenere alla categoria dei genitori intuitivi, dotati, che non si arrabbiano, non si stressano e non sbagliano mai. Ma poiché genitori così in realtà non esistono, è importante conoscere i principi di una genitorialità consapevole.
Il ruolo di genitore è un ruolo impegnativo e difficile, e la difficoltà maggiore consiste nel riconoscere l’individualità di ognuno.
Adulti e bambini sono diversi e un bravo genitore è colui/ei che si sforza di conoscere l’anima dei suoi figli, senza dimenticarsi della propria.Non esistono regole di educazione o modalità di relazione che vadano bene per tutti, ma bisogna avere la forza di trovare strategie di comunicazione adeguate, avendo la pazienza di capire paure e i sogni.
Per poter fare tutto questo è fondamentale non scordarsi di sé e dei propri bisogni.
Prima di essere madre, sei una donna; prima di essere padre sei un uomo,
e anche se, rimanete stupiti nel guardare un viso che ricorda il vostro in un’espressione, in un colore, non scordatevi, che è una persona che è altro, al di fuori da voi, ma che da voi proviene
Senza rare eccezioni, noi tutti discendiamo da generazioni di genitori nevrotici (tranquilli non è niente di grave) solo che, quando non lo si sa, può accadere che le cicatrici della nostra psiche vadano ad interferire con la nostra capacità di amare e di rispettare noi stessi e gli altri.
Per essere un genitore consapevole, è necessario conoscere bene se stessi, fare i conti con il proprio passato, ascoltarlo, accoglierlo, in modo che non possa interferire negativamente con la nostra capacità di essere genitore.
L’amore che i genitori riversano sui loro bambini è una fonte di sostentamento per tutta la vita e niente è più importante della sincerità con cui viene trasmesso. Talvolta si possono commettere degli errori, o si può agire in preda all’emotività, ma la cosa più importante è che la relazione con i figli sia caratterizzata dalla sincerità.


Mostrarsi stanchi, fallibili non è un dramma, è verita.
Essere "caregiver" è un'attività̀ difficile e destabilizzante.
Come emerge dalla maggior parte degli studi al riguardo, il caregiver esperisce rabbia, stanchezza, senso di colpa (per il timore di non essere adeguato al compito). La tensione che trattiene, finisce per manifestarsi anche sul piano fisico (già provato dalle incombenze pratiche) ed è quindi più facile trovare in queste persone problemi gastrici, mal di testa, dolori vari, e tutta una serie di disfunzioni immunitarie e problematiche che spesso derivano dal non avere tempo e risorse per poter curare se stessi.
Da un punto di vista psicologico sono i sintomi depressivi e i problemi d'ansia il vissuto più̀ diffuso nel caregiving (stress cronico).
Guerriero e collaboratori, con le parole che seguono, promuovono per il caregiver , l’autotutela,  “ricordare a se stessi che si è importanti per sé e per l’altro, informarsi, considerare i propri limiti, soddisfare i propri bisogni e interessi, condividere i problemi con la famiglia, non avere paura o vergogna di ammettere le difficoltà, farsi aiutare da esperti, prendersi periodi di riposo, cercare sollievo morale parlando con qualcuno in grado di ascoltare”.
«Abbi cura di te», può sembrare un’affermazione ironica, se pensiamo che è rivolta ad una persona che, per definizione, è dedita alla cura a titolo gratuito, in modo significativo e continuativo di un’altra persona; ma chi, meglio di chi si prende cura degli altri dovrebbe sapersi prendere cura di sé? Abbiamo già detto che la sincerità delle azioni è più importante delle parole, bene, sincerità per sincerità non c’è niente di male nel ammettere una difficoltà.
Intrisi di spirito di sacrificio, di obblighi generazionali da rispettare, di status da assecondare, ci si dimentica di se stessi.
La genitorialità è fonte di grande retorica nella nostra cultura, è un’idea totalizzante che condiziona la vita materiale delle donne e degli uomini e le attese della società nei loro confronti. Tale costrutto non consente di esprimere dei sentimenti negativi nei confronti dei figli viventi o futuri, promuovendo così tossicità. Non dimentichiamo che, le madri agiscono il potere nei confronti di chi da loro dipende totalmente per i suoi bisogni fondamentali, il/la bambino/a è in balia della polarità amore/odio materno.
Questo potere si esprime in diverse forme.
Tanti sono i modi di essere madre e di esprimere il desiderio di maternità, fino a quello di prolungare l’infanzia tramite le cure e le attenzioni date.
È il potere di rendersi indispensabili che infantilizza l’altro, creando dipendenza e vincoli che, nel tempo, promuovono mancanza di autonomia e sofferenza. Per questo, e altri motivi, è fondamentale parlare di genitorialità e suddivisione di compiti.
Molti caregiver familiari, vivono con sensi di colpa il proprio desiderio di autonomia, lo considerano un venir meno ai propri doveri, e invece di ascoltarlo e cercare di capirlo, tendono a metterlo a tacere.
Provate un attimo ad immaginare di essere “schiavi” di una sorta di elastico,
quello che vi fa periodicamente desiderare, di riprendervi in mano la vostra vita, di tagliare quel cordone ombelicale che vi lega a un figlio o una figlia, e insieme vi fa pensare che nessun altro sia sufficientemente affidabile da consegnargli una persona che non sa badare a se stessa, che non è in grado di difendersi dal male, che deve essere insomma tutelata, ebbene, continuando a muovervi in questo modo, non fate altro che rimanere ingarbugliati nelle varie libertà.
Limitare la propria libertà di espressione rischia di sacrificare anche la libertà della persona di cui si prendono cura.
Tra i vari compiti di educazione alla crescita (propria e dei propri figli) c’è anche il diritto, a “liberarsi” dei propri genitori e della propria famiglia, per poter sperimentare (con tutti i supporti e i sostegni e le tutele necessari) il massimo di autonomia possibile.
Lo psicologo americano Gordon W. Allport, rimarcò che l’atmosfera della vita familiare quotidiana ha una grande influenza sullo sviluppo individuale dei bambini e io mi sento, dal piccolo della mia esperienza, di condividere appieno questo pensiero.
Non abbiate timore di essere voi stessi, di essere fallibili, perfetti nelle vostre imperfezioni, e non abbiate il timore di desiderare il meglio per voi, qualunque sia, per voi, il vostro meglio. Al di là della quantità di tempo che sceglierete di dedicare ai vostri figli, quello che più conta, è la profondità dei vostri sentimenti e il modo in cui li esprimete.
Nello scusarmi per aver trattato una tematica, più legata direttamente agli adulti, ma molto, indirettamente anche ai bambini, volevo motivare la mia scelta (al di la del consiglio che mi è stato dato), facendomi, umile potavoce di un disagio troppo spesso dimenticato ed esplicitato.
Non esistono genitori perfetti, ma, parafrasando Winnicott, genitori imperfetti ma sani e affettivamente presenti.