venerdì 29 gennaio 2016

lo sviluppo del bambino attraverso i sensi



Per le mie creazioni faccio spesso riferimento alla pedagogia montessoriana, che pone al centro dell'educazione dei bimbi lo sviluppo sensoriale e la creatività.

Oggi da dottoressa Terri, la psicologa amica dei bambini (per conoscerla meglio puoi visitare il suo  sito ) spiega in un interessante articolo l'importanza dei cinque sensi nel percorso formativo dei piccoli...

“Educare i sensi”

Nei miei numerosi giri metropolitani (e non perché giri il mondo, ma perché prendo spesso la metropolitana) mi capita spesso di osservare, un po’ per deformazione un po’ per curiosità, le relazioni tra le persone. Il modo in cui si guardano, si parlano, il modo in cui interagiscono, è davvero divertente e a volte bizzarro, ma i miei preferiti restano i bambini, gli unici davvero in grado di “connettersi” con te, lasciando il cellulare e/o l’ipad, se mostri loro un po’ di attenzione e di curiosità.
Le persone al giorno d’oggi, sono troppo impegnate ad interfacciarsi con il mondo virtuale per prestare attenzione ai sensi degli uomini. 
Come esseri umani, da tempo infinito, abbiamo 5 "interfacce": Vista, tatto, gusto, olfatto e udito e per quanto ognuno di noi sia soggetto a recepire le sensazioni che queste "connessioni" al mondo esterno ci danno, nessuno si rende conto dell’importanza che l’educazione a questi sensi abbia.
Sia ben chiaro, non parlo da ipnotista che utilizza i canali sensoriali come via d’accesso all’inconscio delle persone (sembra complicato ma vi assicuro che non lo è), ma parlo da persona, amante dell’arte della creatività e della fantasia.  
 Proviamo a capire qualcosa di più: queste discipline, risiedono nella parte destra del nostro cervello e se dovessimo decidere di ripercorrere la storia del pensiero filosofico e pedagogico, o più semplicemente osservassimo questa immagune

 noteremmo un sottile filo rosso (qui rappresentato come dei piccoli ponti) che collega la pratica di attività artistiche, alle abilità comunicative e allo sviluppo fisico-cognitivo-emotivo. 
Numerosi studi, sembrano dimostrare che, fin dai primissimi anni di vita del bambino, l’arte contribuisce a migliorarne le capacità espressive, favorire l’apprendimento logico – matematico e linguistico, rafforzare la consapevolezza di sé, liberare le potenzialità creative. Ora, ho cercato un modo per darvi qualche informazione in merito senza sembrare pesante e ridondante e per farlo ho dovuto far accesso a quella parte destra a volte così poco considerata. Proviamo a vedere se ci sono riuscita. 
    
 C’era una volta, una giovane dottoressa che voleva intraprendere un viaggio alla scoperta dei cinque sensi. Non sapendo da dove iniziare decise di intrufolarsi nella macchina del tempo degli studiosi e iniziò il suo viaggio.  Nella prima metà del novecento, incontrò , John Dewey, un influente filosofo e pedagogista americano, il quale affermava, con convinzione, l’idea che l’arte fosse il mezzo più indicato per utilizzare, in maniera costruttiva, l’energia creativa racchiusa nel bambino, sottolineando come, il fine ultimo dell’attività creativa del fanciullo non debbano essere i “manufatti” che egli realizza, quanto piuttosto la capacità di osservazione, le abilità mnemoniche e l’immaginazione, che l’arte contribuisce a sviluppare e che conferiscono all’individuo buone capacità critiche e di risoluzione dei problemi.  
Incuriosita dal americano ma desiderosa di capire cosa succedesse nella sua nazione, viaggiò alla volta dell’Italia e in quel paese, quasi contemporaneamente a Dewey, incontrò, Maria Montessori, una “dottoressa” dall’aria rassicurante, che aveva elaborato un analogo concetto di “esperienza”, in cui il fare e l’azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero.
La “Dottoressa” sosteneva che l’attività artistica fosse una forma di “ragionamento” e che “percezione visiva” e“pensiero” fossero connessi in maniera inscindibile. Ella riteneva che il lavoro creativo, nel suo svolgimento, coinvolgesse numerose capacità cognitive e un bambino assorto a dipingere, scrivere, danzare, comporre, ecc…altro non fa che “pensare” con i propri sensi.
Secondo la dott.ssa Montessori (è nel periodo che va dai 3 ai 6 anni, che si assiste alla “formazione delle attività psichiche – sensoriali) il bambino che per sua natura è serio, disciplinato e amante dell'ordine se messo a contatto con i materiali pedagogici adatti e guidato da un educatore "umile" e discreto(ricordatevi che sono lui/lei che stanno imparando e che non sono “grandi” come voi) è in grado di auto-educarsi e di dispiegare le sue potenzialità. [1] .



Qualche anno più in la, in un’altra regione di Italia, la giovane, incontrò Bruno Munari   


il quale, dichiarava espressamente di sentirsi molto vicino al metodo Montessori, di cui condivideva appieno il motto “aiutami a fare da me”, (come invito alla scoperta e alla libertà di espressione) e mostrò alla dottoressina, un suo metodo, i cui obiettivi erano finalizzati a coltivare la spontaneità, la curiosità infantile, sviluppare la fantasia e la libertà di pensiero.
 In questo scenario, il “gioco” diventava un mezzo per agevolare la conoscenza delle tecniche di espressione artistica e della comunicazioneIl laboratorio, invece, assumeva il ruolo di luogo del “fare per capire”, dove si fa “ginnastica mentale”, luogo di incontro educativo e di collaborazione, in cui si imparava ad osservare le realtà con tutti i sensi, non solo con gli occhi. 
Questo simpatico signore, (non me ne vogliano i seguaci di Munari, Montessori &C se mi prendo qualche licenza nello scrivere) affermò che la conoscenza del mondo, per un bambino, è di tipo plurisensoriale, e tra tutti i sensi il tatto è quello maggiormente usato
Secondo il dott. Brunomentre la vista dà una percezione globale delle cose, l’udito e il tatto danno percezioni lineari, cioè in successione; come udiamo i suoni uno dopo l’altro, così percepiamo uno dopo l’altro gli stimoli tattili: si tratta, quindi, di esperienze che si svolgono nel tempo. 
E a proposito di tempo, mi viene in mente un antico proverbio giapponese che recita “La mente dei tre anni dura per cent’anni”, vero o no ben si accosta al pensiero di Munari, secondo il quale il processo di espansione della conoscenza deve avvenire nell’infanzia, periodo in cui l’individuo si forma e in cui, in base all’educazione ricevuta, potrà mettere le radici di un’esistenza “libera” piuttosto che “condizionata”. 
Continuando il suo viaggio, nel tempo degli studiosi, trovò altri due illustri conoscitori dello sviluppo, Erikson e il suo successore Eisner, i quali fornirono interessanti spunti di osservazione sull’utilità delle arti, da un punto di vista cognitivo, emotivo, sociale. 
Essi, affermavano che  (li ho messi in sequenza ma è Eisner che ha fatto queste deduzioni in seguito ai lavori sullo sviluppo di Erikson), attraverso le arti è possibile insegnare ai bambini: a pensare “con” e “attraverso” i materiali, rendendoli consapevoli del fatto che attraverso mezzi materiali è possibile trasformare le idee in realtà; che i problemi possono avere più di una soluzione e che ogni domanda può avere più di una risposta (problem solving);che è possibile mettersi alla prova in situazioni nuove (sperimentando il maggior numero di sensazioni possibili) e trovare un accordo con sé stesso, controllando i propri sforzi
Soddisfatta delle sue scoperte e affascinata dalle entusiasmanti conoscenze, la giovane dottoressa decise, per ora, di porre fine al suo viaggio nel tempo degli studiosi, e mentre si trovava nel mezzo del cammino continuava a ripetere queste strane parole:

Occhio che vedi le luci e i colori
Dimmi se anch’io sono fatto di fiori
Orecchio che senti i rumori e i suoni
Quando io grido, la voce ha dei tuoni?
Naso che senti le puzze e i profumi
Dimmi se anch’io faccio odore di fumi
Lingua che senti il dolce e il salato
Il mio sapore lo hai mai assaggiato?
Mano che tocchi la forma e il colore
Questo tamburo che senti è il mio cuore
(Filastracca dei 5 sensi).

Non me ne voglia nessuno se ho cercato di trattare in maniera leggera, argomenti tanto complessi e articolati, ma nel farlo ho sempre tenuto a mente uno dei principi di Munari: Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vitavuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare.”.

Per informazioni, chiarimenti e approfondimenti vi invito a visitare il mio sito e contattarmi nell’apposita sezione.


Bibliografia: 

Eisner E. W., The arts and the creation of mind, Yale University Press, 2004
Eisner E.W., The Arts, human developement and education, McCutchan Pub. Corp., Berkeley, 1976
Erikson E., Childhood and Society, 1950
Montessori M., Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti 1972
Montessori M., La mente del bambino, Milano, Garzanti 1987
Montessori M., Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti 1992
Montessori M., La scoperta del bambino, Milano, Garzanti 2008
Munari, B., Fantasia, Editori Laterza 1977






martedì 19 gennaio 2016

La tavola delle attività, il pannello interattivo ispirato ai giochi montessoriani



Tavola Activity





Un pannello sensoriale ispirato ai giochi montessoriani


Che cos’è la Tavola Activity? E’ una tavola di legno colorata su cui vengono applicati diversi oggetti di uso comune che stimolano la curiosità e la manualità dei bimbi.

A cosa serve?
- Stimola i sensi del bambino
- Favorisce la sua manualità
- Lo aiuta nel suo sviluppo cognitivo e creativo

Guardare un bambino rende evidente che lo sviluppo della sua mente passa attraverso i suoi movimenti. (M. Montessori)

Ci sono tanti altri motivi per scegliere una Tavola Activity:
 - è in legno e materiali naturali
 - è molto diversa dai giochi tecnologici che vanno per la maggiore
 - è semplice, e proprio per questo piace ai bambiniè realizzata a mano
 - ogni pezzo è unico, originale e personalizzabile
 - è pensata per i bambini dai 18 ai 24 mesi
 - è ideale anche per bambini più grandi con disabilità


La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice. (M. Montessori)














Misure, materiali e dettagli

La Tavola Activity consiste di un pannello di legno (compensato multi strato da 2cm di spessore oppure tavole in legno di riciclo) misura standard 30x40, dipinta con colori acrilici e con una rifinitura lucida.
Al pannello vengono applicati piccoli oggetti di uso comune che favoriscono la manualità e stimolano la creatività (es. chiusure varie come passanti o cerniere, rotelle, piccole scatole di cartone, interruttori); il tutto viene decorato con l'applicazione di cordini e nastri colorati in stoffa.
Ogni Tavola è rifinita con cura e arricchita con particolari differenti.

                                                                       








Costi


Il prezzo della tavola si aggira sui 40€, ma può variare a seconda degli oggetti applicati e delle misure.
su richiesta posso personalizzarlo con il nome (gratuitamente) oppure  realizzarne una speciale per te, con disegni, colori o accessori particolari, aggiungendo 10€ al totale.
 I costi di spedizione in Italia ammontano a 7 euro.

Ti ricordo che le mie sono produzioni artigianali e NON giocattoli certificati.





Come acquistare
La Tavola Activity può essere acquistata contattandomi direttamente sulla mia pagina facebook o dallo shop online.

Qui puoi vedere una gallery di alcune mie produzioni.


Dubbi, domande?
Consulta le FAQ qui di seguito o scrivimi a labottegadellastrega@gmail.com     




Perchè questo giocattolo è più utile di altri?Perchè non è statico, al contrario, stimola l'interazione e la manualità del bambino, aumentandone le capacità creative e cognitive-



Cosa insegna ai bambini?

Attraverso la curiosità e lo strumento del gioco, il bambino familiarizza con azioni (aprire/chiudere) e oggetti (ad esempio una cerniera) che sarà già capace di utilizzare nel momento in cui le ritrova nelle azioni quotidiane.


E' sicuro? Non c'è rischio che si facciano male?

Realizzo personalmente ogni tavola,scegliendo materiali robusti  avendo cura di assemblare i vari componenti in modo sicuro.


Insieme alla tavola ci sono anche le istruzioni?

Metti la tavola a portata di mano del tuo bimbo e vedrai che non c'è bisogno di istruzioni! se devi fare un regalo, su richiesta ti allego una piccola brochure con le finalità del gioco e le spiegazioni di come viene realizzato.


E' maneggevole? 

Per far giocare il bimbo la tavola deve essere sistemata su un piano stabile (il tavolo o il pavimento); con un piccolo supplemento posso aggiungereuna piccola maniglia con cui puo' essere comodamente trasportata dagli adulti oppure appesa alla parete per dare un tocco di colore alla cameretta.


Quanto è facile che si rompa? c'è il rischio che si scheggi?

La tavola è robusta e gli oggetti che la compongono sono applicati con cura...resisterà anche ai bimbi più irruenti.


Posso scegliere il colore?

Amo realizzare oggetti personalizzati, creati a seconda dei gusti dei bimbi, per cui possiamo decidere insieme i colori.


Posso avere una tavola personalizzata?

Possiamo accordarci anche sul disegno da realizzare e aggiungere il nome del bimbo.

Unica regola: NIENTE MARCHI COMMERCIALI, non chiedetemi di disegnare Peppa Pig o Masha e Orso, di merchandising è pieno il mondo, a me piace creare l'alternativa.



Quanto tempo ci vuole per ricevere la tavola da quando faccio l'ordine?

Per realizzare la tavola ci vogliono in media un paio di giorni; una volta spedita, la consegna avviene in tre giorni lavorativi.
Se invece scegli una tavola subito disponibile considera solo il tempo di consegna


La spedizione è sicura? 

La spedizione avviene tramite corriere, il pacco arriva in 3 giorni lavorativi ed è tracciabile; una volta ricevuto il pagamento, ti giro via mail la lettera di vettura del corriere in modo da poter seguire direttamente le fasi di spedizione.



















lunedì 18 gennaio 2016

oggi parliamo del gioco con la dottoressa Terri,la psicologa amica dei bambini

Qualche tempo fa ho proposto a Teresa Mainiero, psicologa  specializzata in ipnosi, una collaborazione per il blog....per la mia felicità ha accettato di buon grado, e periodicamente ci farà compagnia con i suoi consigli per mamme e papà.

Per conoscere meglio la Dottoressa Terry,una sorridente ragazza dai riccioli biondi, potete visitare il suo sito

Ecco cos'ha da raccontarci, la parola chiave di oggi è IL GIOCO


Quando Alessandra.. (la strega) mi ha proposto questa cosa…ho  subito sorriso…
Il primo pensiero è stato: … che bello posso giocare… il secondo…curioso il connubio, la strega/l’ipnotista… e non ho potuto rifiutare…
Vi racconterò una storia…”il primo anno in cui mi iscrissi alla scuola di ipnosi facemmo un convegno ad Orvieto..e nella magia di quel ridente paesino ci imbattemmo nella bottega di un piccolo artigiano…Il Mago di Oz… rimasi incantata (oggi potrei dire in trance) da tutte quelle luci, da quei colori e ancor di più dall’amore e dalla cura che quel omone così curioso metteva in tutto quello che faceva e spiegava…
Andai via, portando con me quel ricordo e quell’emozione…
Quando Alessandra, iniziò la sua avventura con la Bottega della strega, nel curiosare furono richiamate in me le stesse sensazioni ed emozioni… ho rivisto l’entusiasmo, la curiosità, il coraggio…La voglia di… sentimenti a me comuni, e con la comunanza di queste passioni e con il piacere reciproco a voler trasmettere agli altri quello che facciamo abbiamo deciso di… Giocare…insieme…

Che cos’è dunque, il gioco…

Alleggerirsi, lasciarsi trascinare dal momento, sentirsi liberi. Ricaricarsi, cambiare prospettiva, stimolare la creatività. Tirare fuori tratti di noi, recuperare spontaneità e leggerezza. Smuovere energie. Il gioco è tutto questo e può fare veramente molto.

Attraverso il gioco, il bambino (e anche l’adulto) incomincia a comprendere come funzionano le cose.  Scopre cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell'esistenza di leggi del caso e della probabilità così come di regole di comportamento che vanno rispettate.
L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità. E’ un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le esigenze di queste sue due realtà.
Schiller dice: "…l'uomo è pienamente tale solo quando gioca”. Giocando, infatti, ogni individuo riesce a liberare la propria mente da contaminazioni esterne, e ha la possibilità di scaricare la propria istintività ed emotività.

I miei interessi mi hanno portato più volte a cercare correlazioni tra la mia attività e il gioco, e curiosando qui e li, ho scoperto che i due fenomeni sono strettamente legati.
Lo stesso Winnicott (padre fondatore della teoria della holding dello spazio transazionale e quindi… una persona seria) diceva. “La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano insieme…”.
Altri studiosi ritengono che forse, solo mentre gioca, il bambino o l’adulto, è libero di essere creativo e di far uso dell’intera personalità, scoprendo se stesso. Il gioco è, sempre, un’esperienza creativa.

Beatson diede grande importanza al gioco, ritenendo che, attraverso di esso, il bambino scopre dove sono le linee di demarcazione delle categorie; per cui il gioco viene inteso come uno stratagemma con cui l’individuo esplora l’universo, quindi è un processo di apprendimento.
Ergo …giocando si impara…e quindi potete star tranquilli ..è una cosa seria…
Senza andare oltre con definizioni o studi se pur autorevoli, quello che mi
sembra doveroso sottolineare è che il compito di analizzare, o quanto meno di cercare di valutare il comportamento dei bambini, attraverso il gioco, non è ad appannaggio dei soli studiosi ma deve coinvolgere in prima persona i genitori. Essi, innanzi tutto, devono trovare il tempo da dedicare al gioco dei loro figli, per dare loro l'opportunità di misurare e sviluppare le proprie risorse e le proprie potenzialità. I bambini reagiscono con entusiasmo alla disponibilità dei genitori a giocare con loro: lo scoprire che possano mostrare interesse e che possano coinvolgersi in un'attività da loro considerata seria, è motivo di grande felicità ed è un modo che consente loro di rafforzare il senso di sicurezza e protezione. E se questo non bastasse per convincervi avrei altri dieci buoni motivi…che non elencherò, quindi state tranquilli…ma uno ve lo voglio dire…

Giocare insegna a stare con gli altri e a diventare amici. Per i bambini il gioco, quello reciproco e spontaneo, è la condizione di base per acquisire abilità relazionali e per sviluppare coscienza sociale, cooperazione e altruismo. Gli stessi meccanismi funzionano anche negli adulti. Attraverso il gioco miglioriamo la capacità di connetterci agli altri e in un’era in cui tutti siamo connessi al pc ma poco alla vita a me sembra fondamentale…
Buon divertimento a tutti…vado a giocare…"

sabato 9 gennaio 2016

Il "mio" Piccolo Principe








Il libro del Piccolo Principe l'ho conosciuto un'estate di tanti anni fa...alla mia amica Silvia piaceva davvero tanto , e  ne parlava con un entusiasmo tale che non potevo non leggerlo anche io;
come lei me ne sono innamorata, perché credo fermamente che l'unica maniera per affrontare l'età adulta sia quella di restare sempre un po' bambini....

Era da un po' che pensavo di inserire i fantasiosi personaggi di Antoine de Saint Exupery nelle mie creazioni, e ieri, dopo aver visto al cinema il film di animazione (peraltro bellissimo, non perdetelo se vi piace il genere) sono tornata a casa e ho preso carta e matita...




Ed ecco qui il "mio" Piccolo Principe, il primo bozzetto ancora sporco dei tratti della matita reinterpretato come un buffo bimbo cicciottoso....



Ora il lavoro proseguirà con la rivisitazione degli altri personaggi, e a breve in Bottega saranno disponibili le tazze mug a tema;)