lunedì 22 febbraio 2016

l'immaginazione spiegata dalla Dottoressa Terri


 Anche questa settimana la Dottoressa Terri ci fa compagnia sul blog, con un'interessante punto di vista sul l'immaginazione...se hai dubbi, domande o semplicemente vuoi conoscerla meglio, puoi visitare il suo sito


Una delle mie passioni è cercare l’etimologia delle parole, cosa strana, penserete voi, ma a me ha sempre incuriosito tanto e, nel mio piccolo, mi ha dato grandi soddisfazioni.
Pensiamo all’ argomento della settimana, l’immaginazione, ovvero, la facoltà di concepire nella fantasia e accostare liberamente immagini, concetti e pensieri; è l’atto dell’immaginare. 
Immaginare è rappresentare con la mente, concepire con la fantasia; ideare, inventare, ritenere, credere sia possibile. Dal latino imago– inis.
Ora, prendete la vostra gomma magica, cancellate la lettera “I”,Sin sala bin, (diceva un mago famoso della mia infanzia), rimane la parola, mago.  
Questa è per me l’immaginazione. L’idea fantasiosa, che ci sia un mago dentro di me, che mi da la possibilità di dar vita a qualunque cosa. 



«Per immaginare, la mente ha bisogno di immagini», può sembrare quasi ovvia l'affermazione di Bruno Tognolini, tuttavia non è così semplice. 
Ogni bambino, per poter elaborare il proprio immaginario, per creare rappresentazioni e storie, per poter narrare esperienze vissute, ha bisogno di possedere un bagaglio di immagini. Come ogni buon mago che si rispetti, ha bisogno di un cappello, di qualcosa in cui credere, di tanti piccoli trucchi del mestiere e di tanta fantasia, solo così, potrà mettersi all'opera ed esprimere le proprie idee e capacità.
Probabilmente vi starete chiedendo, o forse no, come mai ho aggiunto, la fantasia agli ingredienti magici dell’immaginazione, magari pensavate fossero la stessa cosa (io l’ho pensato sino a qualche mese fa) ma in realtà, non è così. 
C. Gustav Jung, psicoanalista di rilievo, distingue nettamente l'immaginazione dalla fantasia. 
La fantasia è pura irrealtà, un fantasma, una fugace impressione; l'immaginazione invece è creazione attiva finalizzata a uno scopo.
Quando fantastichiamo rimaniamo in balia delle immagini, e quando terminiamo, la fantasia spesso si manifesta un “sospiro” ma non di sollievo, quasi di nostalgia e tristezza, perché sentiamo la fantasia molto lontana da noi.
Quando immaginiamo, invece, tendiamo, anche durante l’immaginazione stessa, a formulare ipotesi di azioni che potremmo intraprendere per realizzarla, e anche quando abbiamo finito di immaginare cerchiamo qualcosa di concreto da fare che ci avvicini a questa. In soldoni la fantasia rimane astratta, l’immagine volge verso il concreto.

Ad ogni modo, come per ogni attività umana, anche l’immaginazione ha bisogno di esercizio. Quali sono dunque gli strumenti, che voi genitori, insegnanti, amici e/o parenti potete dare ai vostri bambini? 
Tra le tante teorie ritrovate ho scelto di proporvi i consigli di una psicoterapeuta franceseMichèle Freudper due motivi: il primo è la semplicità con cui tratta l’argomento (anche se all’interno del suo punto elenco, troverete delle mie piccole digressioni, che danno qualche informazione in più)  ; il secondo, lo ammetto, il suo cognome, era simpatico affiancarlo a quello di Jung e sicuramente ha rappresentato per me un sinonimo di garanzia per l’associazione con il più conosciuto Sigmund 
La dott.ssa afferma che sia necessario dare: 
• Libertà totale.
Lasciate ai vostri figli la possibilità di utilizzare tutte le forme espressive a sua disposizione: colori, scrittura, disegno, danza, sport, giardinaggio, poesia, teatro, pasta di sale, costruzioni.
• Incoraggiate la sua espressione personale.
Il bambino, spiega Michèle Freud, deve avere un ruolo attivo. “La creatività – sottolinea – è legata all’iniziativa”. Pertanto, proponete tutto ciò che volete ma non imponetegli i vostri gusti o le vostre passioni.
Quando un bambino racconta una storia proietta verso l'esterno il suo io interioreLo psicologo americano Lawrence Shapiro, a tal proposito, suggerisce il ‘gioco delle storie’. Si può fare con i bambini dai quattro anni, a casa ma soprattutto in viaggio.
Come funziona, scrivete su un foglio gli argomenti delle storie da inventare (si veda l’elenco nella nota) e poi ritagliate tante striscioline tutte uguali. Infilatele in un sacchetto e poi fate pescare una strisciolina a vostro figlio. Il turno successivo tocca a voi.
Vostro figlio estrae un foglietto con su scritto, per esempio, ‘Racconta una storia su: un bambino che ama gli animali’. Bene, dovrà inventarsi una storia incentrata su questo argomento (se è piccolo dategli qualche ‘aiutino’ ma ricordate rispettate la sua creatività).
Gli argomenti sono stati scelti da Shapiro per esplorare eventuali timori/speranze/problemi della vita del bambino. Secondo lo psicologo infatti, quando un bambino racconta una storia spontanea proietta verso l’esterno, il suo ‘io interiore’: valori, desideri, timori e bisogni.
L’eroe della storia di solito è il bambino stesso.
Ascoltando le vicende inventate da vostro figlio, quindi, dovreste chiedervi: l’eroe/protagonista della storia viene presentato con caratteristiche positive (gentile, educato …)? Ha sentimenti positivi o se sono negativi riesce a gestirli? La storia ha uno svolgimento realistico (anche quando si svolge in un mondo fantastico)? Se le risposte sono sì, vostro figlio è sereno. Altrimenti potreste scoprire, per esempio, delle paure che non avevate colto e rassicurarlo.
• Non giudicate la qualità dei suoi prodotti.
“Creare, non è riprodurre l’esistente. Non è realizzare ‘una bella immagine’ ma piuttosto realizzare ‘a sua immagine’”.
• Aiutate la sua sensibilità emozionale.
Insegnate a vostro figlio a dare un nome alle sue emozioni, a superare i timori. Un buon metodo per farlo è attraverso le favole, dove l’eroe esprime le proprie paure e poi le supera. Mentre i più grandicelli vanno aiutati a verbalizzare i propri sentimenti. Non fate in modo che si vergognino, mai, di quello che sentono.
• Aiutateli a sviluppare i sensi.
Di questo, abbiamo già ampiamente parlato in una sezione precedente, proponetegli di sperimentare tutto ciò che è possibile: odori, colori, sapori, e se avete difficoltà, costruite voi delle storie che lo/a aiutino a sperimentarsi. 
• Lasciate libero corso alla loro inventiva.
La Freud al riguardo dice una cosa a parer mio bellissima, “la conoscenza si nutre di tutto tranne che di monotonia. Ed essere creativi significa poter utilizzare un gioco anche in un modo per il quale non è stato progettato”. Uscite dai vostri schemi e apritevi alla possibilità.
• Rimpiazzate i “giochi educativi” con giocattoli “veri”.
Ma soprattutto, mi permetto di aggiungere, siate voi i loro giocattoli nello spazio di gioco, giocate con loro.
• Consentitegli di essere originale
Ammetto, che con questa affermazione, la dott.ssa Freud ha guadagnato tutta la mia ammirazione: “La creatività è la possibilità di sviluppare una personalità originale”. Quindi se al bambino piace mettere calze di colore diverso, o se vuole mettere gli stivali in gomma d’estate, lasciatelo fare. Ancora oggi, mi viene in mente il bimbo di una cara amica, che in una giornata di sole ha portato con sé le galosce, perché il giorno prima la pioggia aveva formato le pozzanghere e lui amava saltarci dentro.
• Rispettate il suo pensiero divergente.
Durante i primi anni, i bambini vivono in un mondo in cui realtà e finzione si mescolano. “Sono capaci di fluidità e di cambiamenti d’idea repentini, e vogliono una cosa e il suo contrario. È ciò che viene chiamato ‘pensiero divergente’. Noi adulti, abbiamo perso questa dimensione fantastica, e confidiamo troppo nel pensiero stereotipato. Quindi se gli chiedete ‘ di che colore è? e vi risponde ‘come un raggio di sole’ invece di ‘giallo’, complimentatevi.
• Accompagnate il suo interesse per la natura.
Tra i 4 e i 7 anni i bambini si interessano e si appassionano alla natura. Fategli coltivare una piantina, lasciategli osservare gli animali. La natura è di per sé creativa.
• Cucinate insieme.
Trasformare farina, latte, zucchero e uova in una torta è creatività. “Quando potete – consiglia dunque Michèle Freud – lasciate che il bambino inventi le proprie ricette, mischi ingredienti di sua scelta, aggiunga i suoi aromi”; con Giulio, il mio amichetto del giovedì, scegliamo sempre l’ingrediente segreto.
• Stimolate la sua immaginazione
La fiaba della buona notte può essere un momento propizio per la creatività: chiedete al vostro bambino di raccontarvi lui una storia,(anche utilizzando il metodo descritto precedentemente) o cercate insieme un altro finale per una favola nota.
Care mamme, in questa operazione, (così come nelle altre, ma in questa ancor di più) coinvolgete i papà. 
• Favorite il suo spirito da costruttore
“Non chiedetegli di riprodurre un modello, dice la Freud, ma lasciatelo libero di inventare”.

Mi piace l’idea di concludere con un aforisma del Dr.Seussche ho trovato nel grande cappello magico del web (dal quale estrapolo tanti ingredienti per insaporire la mia creatività) che dice: 
Il mio alfabeto inizia con questa lettera chiamata yuzz. È la lettera che uso per scrivere yuzz-a-ma-tuzz. Voi non avete idea di quello che si trova una volta che si va al di là della ‘Z’ e si inizia a rovistare” 
Rovistate, cercate, curiosate e noi siate mai stanchi di compiere piccole grandi magie giornaliere.



[1] INVENTA UNA STORIA SU:
Qualcuno che è triste perché non ha amici
Qualcuno che ama leggere
Un animale smarrito
La visita in un lunapark
Un uomo o una donna che perdono il lavoro
Il ritrovamento di un tesoro
Un circo danneggiato da un tornado
Un bambino che vince una gara
Una famiglia che ha bisogno di soldi
Un super eroe
Un bambino spaventato
Un bambino che ama gli animali

i miei primi (quasi) 4 anni in Bottega



Tra poco la Bottega della Strega compie gli anni!
Vita  breve ma intensa quella del mio laboratorio creativo, fatta di traslochi (ben tre!!) , tanti passi avanti, qualcuno indietro, gioie e sacrifici, prove, esperimenti, studio e condivisioni.

Sono un'autodidatta, e il motore che mi spinge è la voglia di migliorare sempre.
Negli  anni ho imparato a selezionare i materiali, ho studiato per propormi al meglio sul mercato, e a forza di sbagliare, provare e sperimentare, posso dire di essere soddisfatta del mio lavoro; naturalmente "non si finisce mai di impare" , e la crescita professionale resta una costante nella mia attività, così come la ricerca di una piena soddisfazione delle mie clienti.

Ecco perché ora le mie creazioni costano un pochino di più, perché dietro ad ognuna di loro  c'è un progetto, lo studio dei colori, la ricerca dei materiali (naturali e riciclabili) e della tecnica di realizzazione, il lavoro manuale....fino ad arrivare alla produzione delle immagini e dei contenuti  con cui promuoverli online.

Il desiderio che esprimerò mentre soffio la candelina del quarto compleanno sarà di andare avanti così, con la passione che rende gioiosa ogni giornata del mio lavoro ( e visto che ci sono anche un po' di soldini in più, che non fanno mai male;)



P.s. La foto di copertina di questo post è stata inconsapevolmente fornita da Viviana del il mondo del gomitolo, andate a dare uno sguardo alla sua pagina Facebook!

mercoledì 17 febbraio 2016

Trasferte londinesi......



A Londra, in northcote road al numero 132 c'è una caffetteria italiana molto graziosa ed accogliente, con all'interno un piccolo giardino...

Qualche tempo fa un'amica comune ha fatto conoscere le mie creazioni al proprietario, che mi ha dato la possibilità di esporle all'interno del locale.
Le tele sono volate a Londra, e con mia grande soddisfazione ora fanno bella mostra nel kids corner del Pintus Deli




Ho studiato temi e colori, ed ecco il risultato...due serie di quadri, una pensata per le bimbe con un personaggio ispirato a Pippi Calzelunghe (io la adoro) nei toni del ciclamino, e per i maschietti un buffo orsetto arancione ...
Se ti piacciono le mie illustrazioni le stampe sono disponibili sullo  shop online  in super offerta ad un prezzo imperdibile!
L'album completo della serie di quadri lo trovi qui





lunedì 15 febbraio 2016

Ricicliamo con i bimbi i vecchi cd




In Bottega la paralo d'ordine è riciclo!

Mi piace che questo messaggio passi anche ai bimbi che frequentano i miei laboratori creativi, ed è sempre una gioia vederli armeggiare con i materiali più disparati a cui dare nuova vita per creare piccoli capolavori.

Abbiamo tutti a casa dei vecchi cd che non usiamo più, magari rotti o graffiati...perché buttarli via quando possono diventare la base per divertenti lavori da fare con i bimbi?


Colla, cartoncini colorati, brillantini e un po' di fantasia, ed eccoli trasformati in buffi animaletti


 

Con un po' di materiale in più ( fili, nastri e perline da infilare) il vecchio dischetto diventa uno scacciaguai da appendere alla finestra



E per i piccoli cuochi pasticcioni, con uno scatolone di cartone si può realizzare la struttura per una cucina giocattolo e utilizzare i cd per un  divertente piano cottura....

 

Ho raccolto queste e altre immagini sul mio profilo Pinterest, in una bacheca dedicata che ti sarà utile per prendere idee e passare un pomeriggio in allegria con i tuoi bambini!

Come sempre aspetto le foto delle vostre creazioni, buon divertimento.

giovedì 11 febbraio 2016

oggi la Dottoressa Terri ci parla d'amore...

Quando con Ale abbiamo deciso di parlare d’ “Amore” ero tanto entusiasta quanto preoccupata. Avevo in mente, cosa volevo dire, ma non sapevo come farlo, in pieno stile “amoroso” (quante volte vi sarà capitato di non trovare le giuste parole per l’amato/a) allora ho scelto di chiedere aiuto al mio amichetto Giulio, sei anni (quasi sette, ci tiene a precisarlo), prendendo spunto da un video simpaticissimo che avevo visto su youtube.
Alla domanda: “amore, che cos’è secondo te l’amore”? mi ha prima guardata con aria perplessa, poi ha sorriso e ha detto: “tu mi chiami amore, e anche la mamma, ditemelo voi.”
Al di la dell’aria inebetita che è durata per circa mezz’ora, il bambino non solo aveva ragione ma ora aspettava anche una risposta…
Non è stato facile né rispondere a lui né cercare di dire qualcosa a voi, troppo scientifico, troppo romantico, troppo poco, troppo …. insomma è stato difficile e non perché mancassero le teorie di riferimento ma perché non sapevo come parlarne, che linguaggio utilizzare e alla fine ho deciso di fare così….






Ho chiesto aiuto, nei miei viaggi pindarici, a psicologi e ricercatori che hanno proposto un numero notevole, di differenti teorie sull’amore e ho chiesto aiuto ai bambini.
Accostando quello che loro dicono, con le teorie altisonanti dei loro amici grandi, tutto diventa più semplice, più “carino”.
Lo psicologo Zick Rubin sostiene che l’amore è composto dai seguenti tre elementi di base: l’attaccamento[1], il prendersi cura e l’intimità. 
Per attaccamento si intende il bisogno di ricevere cure, approvazione e contatto fisico con un’altra persona.

Il prendersi cura invece si riferisce ad una azione attiva tramite cui ci si prende cura di chi si ama, valutandone i bisogni nello stesso modo con cui si valutano i propri;

Con il termine intimità ci si riferisce alla propensione di condividere pensieri, desideri e sentimenti con un’altra persona. 
Noelle 7 anni : quando al ragazzo dici che ha una bella maglietta anche se la porta tutti i giorni.

Elena 5 anni: L'amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo.



Samantha 7 anni: quando sveli un tuo difetto a qualcuno e hai paura che questa persona non ti ami più per ciò che hai detto, ma questa ti sorprende dicendoti che ti ama ancora di più!




Oltre a questo modello dell’amore è possibile annoverare quello della psicologa Elaine Hatfield la quale rintraccia due tipi di amore di base: l’amore compassionevole e l’amore appassionato.

L’amore compassionevole è caratterizzato da rispetto reciproco, attaccamento, affetto e fiducia.

L’amore appassionato invece si distingue per emozioni intense, attrazione sessuale, affettività e bisogno di vicinanza.
Rebecca 8 anni: quando mia nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, mio nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui.
Karl 5 anni: quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba e poi escono insieme per annusarsi


Tutto questo non è solo cuore (e qui mi dispiace sfatare le vostre rappresentazioni romantiche); Il nostro sistema nervoso centrale, gioca un ruolo fondamentale, essendo un circuito a feedback che riceve stabilità ed è regolato da relazioni d’amore.
In una relazione amorosa, attraverso lo scambio sincronico delle emozioni, ognuno regola la fisiologia dell’altro e modifica la struttura interna del sistema nervoso centrale. Il legame di coppia rimodella l’architettura del cervello: negli innamorati ad esempio, i neuroni diventano più grandi così da consentire una maggior comprensione degli stati emotivi dell’altro; così come quando si è innamorati si attivano neuroni specchio di fronte alle emozioni del partner in aree del cervello simili a quelle in cui si attivano i neuroni delle madri di fronte alle emozioni dei figli. Dunque, siamo macchine perfette pensate per amare e avere relazioni sociali.
Per capire cosa accade, bisogna comprendere che quel che genericamente definiamo col termine di “amore” è in realtà il frutto di differenti fasi che un rapporto attraversa, prima di giungere a quello stadio, a partire dal corteggiamento. Gli studi neurofisiologici hanno confermato che nelle prime fasi del processo amoroso, vi sono esperienze uniche riconducibili a particolari neurotrasmettitori.
Ecco dunque che mentre chiacchieriamo e sorridiamo durante il nostro primo incontro con il nostro corteggiatore, se lui ci piace, il nostro mesencefalo  (l’area cerebrale che controlla i riflessi visivi e uditivi) inizia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore che produce piacere ed euforia. E così, mentre iniziamo a sentire quella piacevole sensazione di appagamento, l’ipotalamo comanda al nostro corpo di inviare segnali di attrazione e di piacere.
E dopo il primo incontro, che succede?
Col proseguire del rapporto il desiderio e l’eccitazione aumentano così come i livelli di dopamina. L’effetto è quello di voler passare più tempo possibile insieme alla persona, nella quale si cerca di individuare quelle caratteristiche che possono farla diventare “il partner della vita”.
Se la persona è quella giusta, incontro dopo incontro, si passa all’innamoramento. In questa fase si ha l’innalzamento dell’eccitazione mediato dall’aumento di altri due neurotrasmettitori legati alla dopamina, come la noradrenalina e la feniletilamina, che provocano insonnia, riduzione dell’appetito, quel senso di energia sconfinata che fa sentire invincibili. 
Vi siete spaventati???
Tranquilli, l’amore non è solo un insieme di emozioni, di sensazioni, di percezioni, di impulsi come appare dagli studi neurofisiologici, ma un complesso processo in cui due individui entrano in relazione, si trasformano e creano un nuovo progetto di vita.
La relazione è il fulcro dell’amore. Entrambi i componenti della coppia, devono darsi da fare perché tutto proceda per il meglio e per capire cosa si deve fare potremmo utilizzare la teoria triangolare dell’amore di Robert Sternberg





Una volta individuati i tre componenti dell’amore: intimità, passione e dedizione, questi elementi possono essere combinati tra loro dando origine a differenti tipi di amore.
La componente intimità si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione: determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro i propri sentimenti.
La componente passione riguarda la fisicità: l’attrazione fisica, il desiderio sessuale.
La componente decisione – impegno è distinta in due aspetti: la decisione consiste nel decidere di amare qualcuno; l’impegno consiste nel mantenere nel tempo la relazione.
Le combinazioni fra queste tre componenti definiscono 7 forme di amore che rappresentano le relazioni reali possibili: Simpatia (solo intimità, paragonabile ad una vera e propria amicizia);
Infatuazione (solo passione): si basa sull’idealizzazione dell’altro più che sulla sua reale conoscenza, finché si scontra con la realtà; Amore vuoto (solo decisione/impegno): è spesso di rapporti in cui i partner stanno insieme solo per tener fede ad un impegno preso; Amore romantico (intimità + passione): si tratta della forma tipica delle grandi storie d’amore letterarie e cinematografiche. (Rassegnatevi, nella realtà, l’amore solo romantico è un amore immaturo); Amore – amicizia (intimità + decisione/impegno): è il caso di quei rapporti consolidati sotto il profilo dell’intimità, in cui la coppia funziona, ma la passione è lentamente sfumata (es. matrimoni bianchi); Amore fatuo (passione + decisione/impegno): l’Impegno è frutto solo della passione senza il sostegno dell’intimità e della conoscenza reciproca;Amore “perfetto” (intimità + passione + decisione/impegno): è l’amore completo che tutti sognano, difficile da raggiungere, ma non impossibile.

Dite la verità, ognuno di voi sta cercando di capire a che combinazione appartiene immaginando nel contempo il tango dei neurotrasmettitori della coppia, ma state tranquilli e guardate qua un magnifico resoconto di tutta questa teoria:

Ciascuno di noi, ha un suo concetto personale di amore e di coppia così come un suo modo per esprimere questo sentimento. Personalmente, sono d’accordo con la bambina da capelli rossi, “l’amore è una cosa super carina”; non esiste un modo giusto e uno sbagliato, così come non esiste un’unica teoria in grado di spiegare quello che si può e si deve, “provare”.
Oggi giorno c’è una gran frenesia di provare, di fare quello che fanno gli altri per non sentirsi fuori dal gruppo. Se ascoltiamo i ragazzini che parlano di amore, scopriamo che loro non parlano del sentimento, ma di sesso, e i sentimenti?  dove sono finiti?
Se un tempo si aspettava con trepidazione il primo bacio, oggi alla stessa età si consuma il primo rapporto e se questo può spaventare, l’unica cosa da fare è non perdere tempo e iniziare a insegnare ai figli cos’è l’amore.
Sembra un argomento così banale, che quasi non merita parole e invece nel momento in cui pensiamo che è l’unica arma per evitare che il sesso diventi volgarità forse la voglia di parlarne la troviamo. E se vi chiedete da cosa poter cominciare, potreste ad esempio insegnare ai vostri figli che l'imperfezione è amabile.
Pensate ai colori, come possono due colori, come ad esempio il rosso e il blu così differenti, incontrarsi, trovare un equilibrio e convivere? L’amore è la risposta.
 John Lee paragona gli stili amorosi ai colori dello spettro cromatico in una teoria chiamata “i colori dell’amore”. Egli suggerisce la presenza di tre stili primari di amore: eros con cui si intende amare una persona ideale, ludos amare come un gioco ed infine l’amore amicale. Lee sottolinea che, come i colori primari possono essere combinati per creare quelli secondari, così gli stili di amore primario possono essere combinati tra loro per creare nuovi tipi di amore secondari.

Per amarsi non è necessario essere uguali. Quel che conta è incontrarsi nelle proprie differenze. Rispettandole e rispettandosi.
I bambini, imparano ciò che vedono, ciò che sentono, sono lo specchio di quello che noi gli trasmettiamo, il riflesso del nostro pregiudizio, il riverbero della nostra voce e le ripercussioni delle nostre azioni.
Per fortuna, senza gli adulti, un bambino è sempre un bambino: è la semplicità e la purezza è privata di qualsiasi preconcetto.
 “Gli adulti non capiscono mai niente da soli, ed è una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose”. Lasciamo che i bambini ci insegnino qualcosa, almeno per una volta. “è solo con il cuore che si può vedere nel modo giusto: l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Saint- Exupery


A disposizione per qualunque dubbio o chiarimento contattatemi pure tramite l’apposita sezione del sito: teresamainiero.wix.com/ipnoterapeuta e se vi va di leggere l’amore ai vostri figli questi secondo me meritano:
·      “Il mondo è anche di Tobias” di Elena Spagnoli Fritze, illustrazioni di Michele Ferri
·      “Due sciarpe un amore” di Daniela Bunge
·      “Rosso come l’amore”, Valentina Mai, Kite Edizioni, 2012.
·      “Nove storie sull’amore”, Giovanna Zoboli, Ana Ventura, Topi Pittori, 2011



[1] Non posso andare avanti senza spendere due parole, sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby. Essendo, però solo un accenno, vi invito a chiedermi qualunque informazione aggiuntiva o esplicativa.
Sono stati individuati quattro principali modalità di vivere l’affettività.  Questi diversi stili affettivi dipendono da quello che Bowlby ha chiamato “modelli di attaccamento”.
Il nostro modo di vivere i rapporti con gli altri di qualsiasi natura siano (di coppia, amicali, con i figli) dipende in modo rilevante dalla relazione che abbiano interiorizzato con la nostra figura di accudimento principale. In sintesi, amiamo come siamo stati amati.
In particolare le ricerche della psicologia dell’età evolutiva hanno dimostrato che la relazione che il bambino forma con la mamma o con la figura principale di accudimento forma un imprinting indelebile che influenza tutte le successive relazioni che si avranno nel corso della vita.
Possiamo fare una prima distinzione: Attaccamento sicuro (se l’accudimento è stato adeguato) e Attaccamento insicuro (se le cure materne sono state carenti o poco in sintonia con i bisogni del bambino).
Dopodiché possiamo suddividere in tre, il modello di attaccamento insicuro, andando a ritrovare: attaccamento insicuro evitante (I genitori dei bambini con attaccamento evitante sono stati genitori poco presenti e affettivi che hanno spinto i figli verso una precoce autonomia); Attaccamento insicuro ambivalente (I genitori dei bambini con attaccamento ambivalente hanno avuto un comportamento incostante e incoerente verso il figlio: a volte erano molto presenti e affettuosi, altre volte freddi e distratti.);Attaccamento Disorganizzato (I bambini con attaccamento disorganizzato hanno vissuto in situazioni familiari molto difficili caratterizzate da un’alternanza di episodi di trascuratezza e maltrattamento o anche abuso) .
I modelli di attaccamento si formano nella prima infanzia e tendono a perdurare per tutta la vita, dandoci delle indicazioni utili sul modo in cui le persone amano. Avremo soggetti con attaccamento ambivalente, che affrontano ogni relazione con aspettative eccessive e con un continuo bisogno di conferme e vogliono trovare il partner perfetto che li risarcisca delle privazioni affettive subite durante l’infanzia; oppure, troveremo persone con attaccamento evitante  che fanno molta fatica ad impegnarsi in una relazione perché la relazione è percepita inconsciamente come una limitazione alla propria libertà e realizzazione personale. Fortunatamente però, esistono delle esperienze che possono cambiare il modo di amare.
L’esperienza che può modificare maggiormente il proprio modo di vivere l’affettività è quella di sperimentare per lungo tempo una situazione affettiva con un partner in grado di porsi come una base sicura. Sentirsi amati ed accettati è un’esperienza emozionale correttiva in grado di cambiare il proprio modello di attaccamento.