giovedì 31 marzo 2016

I bambini e la paura....la Dottoressa Terri ci insegna a gestirla con il sorriso


Quante volte abbiamo sentito la frase " non voglio dormire in camera mia, ho paura del buio"?
Le paure dei bambini spiegate da Teresa Mainiero , la nostra preziosa psicologa amica dei bambini ...


“Mi piace il modo in cui ascolti…mi fa venire voglia di parlare…”
Lessi questa frase qualche tempo fa…e ogni volta che la ricordo penso a quanto sia ricca di significato…
Nessuno è disposto ad aprire il suo cuore se non si è certi che l’altro è in ascolto…figuriamoci un bambino in preda alle sue paure…
Ma che cos’è la paura…?
La paura, è un’emozione primaria, ha una funzione autoprotettiva ed è utile alla crescita, in quanto riesce ad attivare alcune reazioni che servono a difendere il bambino dai potenziali pericoli provenienti dall’ambiente esterno. In quanto reazione difensiva, salvaguarda la vita e contribuisce allo sviluppo umano e alla crescita personale. Tuttavia, la paura, è anche emozione, e come tale, associata a reazioni fisiche prodotte dal sistema neuro-vegetativo: le mani sudano, aumenta il battito cardiaco e il respiro, la circolazione sanguigna si modifica causando rossore o pallore, i muscoli si contraggono e se questo intimorisce noi grandi, immaginate i più piccoli…
Esistono diverse forme di paura, paure che nascono dall’educazione, paure condizionate dallo sviluppo e paure patologiche che necessitano di un trattamento terapeutico (fobie).
 Proviamo a vederle un po’ più da vicino:
Le paure che potremmo definire “classiche”, si riferiscono perlopiù agli stereotipi tradizionali (il buio, il lupo cattivo, l'uomo nero, la strega) e fanno parte delle normali fasi di sviluppo di tutti i bambini.
Sono "passeggere", la loro presenza, infatti, si fa sentire in momenti specifici, anche in modo intenso, ma non influenza troppo la vita del bambino; Sono paure "mutevoli", non restano uguali per tutta l'infanzia ma si modificano nel tempo; Sono "gestibili" e la rassicurazione o anche solo la presenza di una figura di riferimento riesce a spegnere la paura e a riportare in breve il bambino alla tranquillità.
Ci sono poi le paure che potremmo definire evolutive.
La tipica paura dei bambini intorno al primo anno di vita è sicuramente quella dell’estraneo.
Questa paura si manifesta in diversi modi: abbassando gli occhi, attaccandosi fisicamente al genitore, nascondendosi, con pianti, con silenzi, tutto dipende dall’ indole del bambino e dalla sua abitudine nell’incontrare volti nuovi, tuttavia rimane una paura e come tale deve essere rispettata. In questi momenti è importante che il genitore non obblighi il bambino ad interagire con lo sconosciuto ma è preferibile che gli stia vicino, che accolga la sua paura e che si rivolga a lui in maniera pacata, calma e serena. In questo modo il bambino imparerà ad affrontare le sue prime paure in maniera adeguata e a non fuggire.
Tra il primo e il secondo anno di vita, la principale paura dei bambini è quella legata alla separazione dai genitori e ad una loro possibile perdita, per questo gli psicologi e gli educatori (lo so che state pensando che siamo tutta teoria e poca pratica, ma vi assicuro che non è così) raccomandano di evitare l’inganno quando arriva il fatidico momento della separazione e il piccolo deve essere lasciato da solo con la maestra.
Andarsene di soppiatto mentre lui è distratto, è sbagliato, perché nel giro di pochi minuti, una volta resosi conto della situazione, il bambino si sentirebbe davvero abbandonato e allora sì che cadrebbe nello sconforto più inconsolabile. Poi certo smetterebbe di piangere, ma la ferita dentro di lui lascerebbe comunque un piccolo segno. Meglio invece che si disperi prima, insieme a noi, quando lo avvisiamo con onestà e possiamo condividere con lui il peso del distacco.
Una buona idea può essere quella di creare un piccolo rito di separazione, qualcosa di esclusivo che unisca il genitore e il suo piccolo. Spiegargli con chiarezza che ci prepariamo ad andarcene, rassicurarlo con tranquillità sul fatto che torneremo a riprenderlo presto, e impiegare tutto il tempo che serve a convincerlo che gli stiamo dicendo la verità è un investimento per il suo futuro (ricordate la teoria dell’attaccamento?); Magari può essere necessario usare anche un po’ di fermezza, se la situazione la richiede, ma sempre senza perdere il controllo e con mooolta “coerenza comunicativa”, senza usare trucchetti.
Si deve passare dalla paura alla rassicurazione.




Nella fascia d’età che va, dai 2 ai 5 anni è molto presente la paura del buio.
Voi penserete sai che novità, ma l’oscurità equivale al distacco dal mondo conosciuto e come tale deve essere accolta con cura. È una fase, e bisogna assecondarla (spegnendo casomai la lucina dopo che si sono addormentati, o guardando sotto il letto insieme a lui/lei se ci sono mostri) senza esasperarla, cercando nel contempo di capire se la paura improvvisa fa parte di un cammino evolutivo o è scatenata da cause specifiche.
Nella fascia d’età compresa tra i 3/6 anni si ha paura della punizione. L’insegnamento e il giudizio di giusto/sbagliato devono sempre essere riferiti a ciò che il bimbo ha fatto, e non al suo modo di essere. Il messaggio che sta dietro il rimprovero, deve sempre significare “È sbagliato questo comportamento” e mai “Tu sei sbagliato”.
Quello che bisognerebbe avere come riferimento, è un modello di genitorialità che sa distinguere quando è il caso di comportarsi da “amici” – e allora si gioca col bimbo, si va a spasso con lui, si raccontano le favole – e quando bisogna fare gli adulti che sanno porre dei limiti.[1]
Attorno ai 6-9 anni abbiamo a che fare con le paure sociali: il corpo e la scuola.
È questa l’età in cui agli occhi dei bambini possono contare più di ogni altra cosa un’imperfezione fisica, il dover portare gli occhiali, il fatto di essere troppo bassi o troppo magri o troppo grassi.
Essere accettati al di fuori del nucleo familiare diventa determinante a questa età e muoversi con cautela oggi più di ieri è obbligatorio. Il corpo è sempre più uno strumento di differenza sociale, e l’imperativo anche per i piccini è essere attraenti, prestanti, sportivi. Già nei primi anni della scuola elementare i bambini si abituano a un esibizionismo relativo al proprio corpo, vogliono le scarpe da ginnastica di questo o quel personaggio, vogliono aderire a un modello è questo presuppone dei rischi.
È importante quindi abituare presto i bambini a ragionare in modo critico, a distinguere tra veri e falsi valori, a mantenere il più possibile una propria indipendenza di giudizio mantenendo integra la propria individualità e unicità.
Ed infine tra i 7-9 anni compare la paura delle paure, per grandi e piccini. La paura della morte.
In questo senso un aiuto, all’adulto per spiegare, e al bimbo per riuscire a comprendere, può arrivare dal mondo naturale, dal ciclo della vita e della morte, dall’alternarsi delle stagioni, dai ritmi della terra.
La morte fa parte della vita.
Le metafore così come le favole, possono aiutare a introdurre il tema, a patto che siano accompagnate da ammissioni sincere su quello che si sa e su quello che si può solo supporre.
Per quanto sembri tremendo, fa parte della vita e se avete bisogno di prendervi del tempo per trovare le giuste parole da dire, fatelo, dire per esempio: «È una cosa importante che voglio spiegarti con calma, oggi ci penso bene e stasera ne parliamo con tranquillità» è la cosa migliore che, a mio parere, possiate fare. Se siete i primi a non avere paura delle vostre fragilità, non ne avranno nemmeno loro.
Sia, sia che si tratti di paure evolutive, sia che si tratti di paure “passeggere” è importante mostrare interesse e comprensione verso le paure dei bambini, anche se irrealistiche, perché questo gli insegna a comunicare.
Se la tendenza è quella di liquidare i timori perché sembrano banali, non saranno propensi a condividere con voi nemmeno le inquietudini più profonde.

Cosa possiamo fare, dunque, per aiutare i nostri bambini a superare le paure?


[1] Una volta i padri e le madri erano molto autoritari, oggi al contrario sono troppo spesso compagni, e si mettono sul piano dei figli al punto da perdere l’autorevolezza necessaria: il discrimine è saper essere autorevoli e non autoritari, riuscire a trovare l’equilibrio. Da un lato perché i bambini di oggi smettono sempre prima di temere le punizioni (e in generale le temono molto meno di una volta) e dall’altro perché sono i bambini i primi a chiederci di dar loro i giusti limiti; ne hanno bisogno, altrimenti prima o poi finiscono per sentirsi in balìa di sé stessi e delle proprie pulsioni, e questo per loro è motivo di grande paura. Il bambino ha assolutamente bisogno di regole. Nel momento in cui quelle regole saranno comprese e accompagnate da un atteggiamento di contenimento.


-          Non trattiamoli da fifoni e non facciamoli sentire in colpa. Otterremmo solo l'effetto contrario
-          Facciamoli esprimere: chiediamo loro di raccontarci le emozioni e le fantasie che li inquietano, con dolcezza e senza forzarli. Riuscire a parlarne e sentirsi accolti riduce la tensione e aiuta ad affrontare il problema. Un buon modo per aiutare ad elaborare ed esprimere le paure dei bambini è rappresentato dalle fiabe, favole o racconti, in quanto in queste storie le paure e le tensioni sono espresse in maniera tale che i piccoli possano identificarle, riconoscerle e comprenderle. Inoltre, educare i bambini a comportamenti positivi è fondamentale. Meglio proporre sempre degli eroi positivi attraverso favole e fiabe, in modo che apprendano che con le loro doti di bontà e gentilezza si possono sconfiggere i cattivi.
-          Esserci, nel momento in cui la paura si manifesta.
Una presenza calma e affettuosa ha un immediato effetto tranquillizzante. Nel caso in cui le parole non dovessero bastare, il linguaggio del corpo diventa più importante che mai e così il calore, la sicurezza, il sostegno e l’appoggio diventano strumenti essenziali per affrontare le paure dei bambini[1].
-          Mostriamo serenità ed evitiamo i due opposti: non mostriamoci sempre ansiosi né sempre spavaldi, perché i piccoli potrebbero sentirsi soli e inadeguati o al contrario emularci e diventare "spacconi" anche a dispetto dei propri limiti ed emozioni.
-          Evitiamo i confronti: ogni bambino ha i suoi tempi, che vanno rispettati. Dietro un bambino più pauroso rispetto alla media può nascondersi il seme di un talento e di un coraggio fuori dal comune.
-          Non diciamo: "Affronta la paura, devi essere forte". Spingere un bambino a viso aperto contro una paura è sbagliato, perché può trasformare la paura in terrore e ingigantire il problema. Inoltre, incitarli al non avere paura, equivale a non accettare un bambino nel qui ed ora, significa vedere un neonato di sei mesi nella prospettiva di un bambino di, forse sei anni.
-          Non siate intimidatori, drammatici, estremamente razionali o ignoranti (nel senso più vero del termine, non ignorate). L’affettività gioca un ruolo fondamentale.
Le paure generate da un certo tipo di educazione, favorite da frasi intimidatorie usate dal genitore per gioco o come mezzo di intimidazione, possono avere effetti considerevoli.
-          Intimidire: “aspetta solo che diventi buio e torni papà!” oppure “Questo lo dirò all’uomo nero”;
-          Razionalizzare: “non devi avere paura, non c’è motivo!”;
-          Ignorare: “ma dai, non è successo niente!”;
-          Drammatizzare: “povero piccolo, che brutti sogni! Ma adesso ci sono qua io!”. Non aiuta certo i bambini, ne aumentano semmai il senso di dipendenza.
-          Molti genitori vogliono risolvere le paure al posto dei figli. Il problema è che le affrontano con i loro mezzi, puntano troppo sul colloquio, la ragionevolezza e non si accorgono così delle particolari capacità di elaborazione dei bambini: il gioco, la magia e il rituale.
Quando i genitori vogliono risolvere ed elaborare le paure al posto dei figli, impediscono loro di essere autonomi, rafforzando quindi la loro dipendenza; il bambino non diventa responsabile di sé stesso e delle sue paure, ma scarica questa responsabilità sui genitori.
Se i bambini avvertono che i genitori vivono le loro paure con la coscienza sporca o addirittura con sensi di colpa, le trasformeranno in mezzi per raggiungere un fine, a volte vengono finalizzate a legare i genitori a sé: le madri, più che i padri, vengono trattenute in casa con frasi del tipo “Se te ne vai, ho paura!”, ”Non puoi andare via, devi restare qui!”, oppure il momento di andare a dormire la sera viene tirato in lungo con frasi come “la



[1] Per Bowlby prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre di fronte un segnale di disagio del bambino


 cameretta mi fa paura!”, “Ci sono i fantasmi!”, “Ho paura del buio!”. Con commenti del tipo “L’asilo mi fa tanta paura”, “Non vado più a scuola, mi fa paura!” i bambini esercitano pressioni sui genitori, chiedono di agire al posto loro. Al tempo stesso il bambino mostra una notevole resistenza e opposizione ai suggerimenti dei genitori per superare la paura, e questi ultimi possono sforzarsi quanto vogliono di elaborare idee serie, possono appellarsi quanto vogliono alla ragione, il bambino non accetterà una tutela eccessiva, la resistenza e i rifiuti che lui oppone, danno a volte indicazioni indirette della necessità di aver più corresponsabilità e autonomia.
I bambini non vogliono essere compatiti, desiderano trovare insieme ai genitori strade per gestire in maniera creativa la paura.
Ora, lo so, ho dato tante informazioni, ma in fondo, è questa la mia funzione. Solleticare in voi delle reazioni e portarvi a trovare la giusta soluzione per voi e i vostri figli. 
Un mondo senza paure, è un’illusione, anzi, un’utopia negativa, rende i bambini incapaci di affrontare la vita, tanto quanto un’educazione oppressiva che fa leva sulle minacce.
È necessario trasmettere al bambino il senso di sicurezza e protezione, fargli capire che si crede in lui, nella sua capacità di superare la paura.
I bambini sono pieni di idee magiche, di fantasie, se non sapete come fare, chiedete a loro di spiegarvi, raccontarvi, cosa vedono e cosa sentono, in modo da poterli aiutare con lo stesso linguaggio.
I bambini che non collaborano nel superamento della paura, probabilmente finalizzano la paura stessa, ovvero la usano per raggiungere, anche se inconsapevolmente, uno scopo, come attirare l’attenzione, creare sensi di colpa, produrre un senso di impotenza.
Kierkegaard sosteneva che la paura fosse possibile sono in presenza di libertà, libertà di svilupparsi, di cominciare qualcosa di nuovo, di osare, di andare incontro al mondo e paura stimolante, che rende creativi; porsi di fronte a compiti prefissati comporta tensione e stress, perché il compito include anche un’aspettativa di successo, mentre invece si potrebbe fallire.
Se non si esce allo scoperto per non confrontarsi con questa libertà e con le paure annesse, non si può conquistare l’indipendenza, non si può sviluppare l’autostima; chi, fuggendo le proprie paure, non si pone dinanzi al nuovo, sviluppa un timore che è la paura della paura, che diviene ostacolo, a volte malattia.


E a te, piccolo amico/a, Non aver paura di aver paura, vedrai, poco per volta, la paura diminuirà, fino a quasi scomparire…. Ma, mi raccomando, non perderla tutta: è necessario aver sempre un po' di paura. Soprattutto, non ridere mai di altri bambini e bambine che hanno paura di qualcosa. Pensa che moltissime cose possono spaventare ma moltissime altre possono renderci felici. 

E' arrivata la cicogna! il momento della nascita racchiuso in un'immagine (o in una scatola)




Nove mesi di attesa, emozioni, gioie e mille dubbi ....e poi, finalmente, arriva il bebè!!!
Il momento della nascita resta per sempre impresso nella mente dei neogenitori, con il suo carico di emotività e magia (insieme a foto e filmini live dalla sala parto, diventati ormai parte integrante del lieto evento)

Ci sono però diversi modi "creativi" per immortalare i primi attimi in cui il pargolo si è affacciato alla vita; nei paesi anglosassoni , ad esempio,  si usa racchiudere in una scatola , la "shadow box" , tutto ciò che si riferisce al bimbo nel giorno della sua nascita, come  la prima tutina che ha indossato, il braccialetto dell'ospedale o  una copia del quotidiano.


Anche diversi fotografi si sbizzarriscono sul tema, creando set ad hoc e proponendo immagini come questa



Poteva forse mancare in Bottega qualcosa che racchiudesse il momento della nascita? Naturalmente no!
Ecco allora un quadro allegro e colorato, personalizzabile con i dati del tuo bimbo, con il suo nome in bella mostra insieme a tutti i particolari del suo arrivo: la data è accanto ad un calendario, una simpatica giraffa indica la lunghezza del pupo, un peso i kg e l'ora è scritta all'interno di una buffa sveglia



Un modo alternativo per "fotografare" quel momento indimenticabile e allo stesso tempo dare una nota di allegria alle pareti della cameretta.

Il quadro nascita è anche un'idea regalo originale e molto gradita; lo trovi sullo shop online :)


giovedì 17 marzo 2016

Ecco perché hai bisogno di me...

                                                                          
                                                                             
                                                             Foto di Sara Achenza

per  conoscerci un po' meglio, spiegarti chi sono, cosa faccio e come posso esserti utile.

facciamo subito le presentazioni :
mi chiamo Alessandra, classe 1976, e sono una creativa; sono nata in Sardegna , terra che amo profondamente, e sono cresciuta tra mare e campagna, circondata da una cultura millenaria e paesaggi favolosi, che mi porto dentro in tutto quello che faccio e che hanno fatto crescere in me un reverenziale rispetto per la natura.

Dopo il diploma di operatrice turistica, ho viaggiato per l'Italia facendo mille lavori diversi , passando dal noleggio attrezzature da sci alla barista in discoteca,  per poi tornare e stabilirmi definitivamente nel mio paese,  Santa Teresa Gallura. 
                                                                                    
La Bottega della Strega e' un progetto creativo che inizia nel 2010, in una stanza della mia casa trasformata alla bene meglio in laboratorio per sperimentare tecniche di pittura e decorazione su oggettistica dedicata alla prima infanzia; dopo vari traslochi ora la Bottega ha trovato casa in un fondo antico, su una piazzetta del quartiere storico del mio paese, davanti a una chiesetta bianca a due passi dal mare, con un bravissimo fotografo come coinquilino.



Dal banco di lavoro cerco di vedere il mondo con gli occhi dei bambini, e creo piccoli complementi d'arredo  illustrazioni, oggettistica e giochi artigianali ispirati dalla pedagogia montessoriana.  realizzo le mie creaturine con cura e passione, attenzione ai materiali (niente plastica in Bottega!!) e tanto riciclo; le decoro con forme intuitive e colori sgargianti rubati dall'arte naïf .

                                                                                   
                                                                           


se sei una mamma che ama il riciclo creativo, attenta all'ambiente e vuoi che la cameretta del tuo bimbo sia arredata in modo originale, la Bottega della Strega e' il posto giusto per te!
Ma anche se sei una zia un po' fuori dalle righe, ti rifiuti di regalare lo zainetto di Peppa Pig ma vuoi una creazione unica,  personalizzata con il nome,  i colori e i soggetti preferiti   sono certa di poterti accontentare:





il mio obbiettivo è quello di realizzare il regalo giusto per ogni occasione, raccontando una storia legata al suo piccolo destinatario tramite forme e colori; andare controcorrente, senza piegarci ai personaggi o alle mode del momento ma studiando insieme il modo di trasformare la tua idea in un oggetto prezioso.


                                                                               
                                                    

Curiosa? vieni a dare una sbirciata in laboratorio, ci conosciamo e  beviamo un caffè !
Siamo lontane? Allora ti aspetto sulla pagina Facebook sempre aggiornata con tutte le novità ....
e se questo post ti ha conquistata e non vedi l'ora di fare acquisti in Bottega, puoi visitare il sito subito un giro nello shop online 

giovedì 10 marzo 2016

Viaggiare con i bimbi? Si può fare, te lo dice la dottoressa Terri



Ospite graditissima sul blog, Teresa Mainiero, la psicologa amica dei bambini, ci parla di viaggi con nanerottoli al seguito...
E se vi piacciono i suoi articoli , e volete saperne di più , la trovate qui



Tutti siamo stati bambini, ma in pochi ce ne ricordiamo, soprattutto, quando diventiamo grandi. 
Quando ho iniziato la mia attività da pendolare, (che credo onestamente essere la mia vera prima professione) si ironizzava sul fatto, che vivessi con la valigia, (sono arrivata persino a farla e disfarla tre volte in una settimana, perché in quel periodo avevo tre case in tre posti diversi) e proprio in quel periodo, mi è tornato alla mente un ricordo da bambina, in cui, alla domanda: cosa vuoi fare da grande? rispondevo: comprare un camper e girare il mondo. 
Al di la della mia naturale predisposizione nomade, è curioso come desiderio, da parte di una bambina, soprattutto se si pensa alle comodità, alle abitudini, alle routine cui tanti si appoggiano, quando parlano di infanti. 

Cosa vuol dire quindi viaggiare per un bambino?

Innanzitutto vorrei chiarire un mio punto di vista, i bambini stanno bene quando i genitori sono felici, perciò, se una coppia ama viaggiare non deve limitarsi con la “scusa” del bambino. 
Spesso capita che le mamme, usino i figli per coprire le proprie paure. Quando parlano delle cose che non possono fare, utilizzando come attenuante l’abitudine del figlio, mi viene spontaneo chiedermi di chi siano effettivamente queste abitudini, forse le loro?
 I bambini, sono gli esseri umani che più e meglio si adattano alle situazioni più diverse, sempre che non abbiano vicino un adulto, preoccupato ed ansioso.
L’uomo è una specie migratoria. Attraverso le migrazioni dall’Africa verso l’Europa e l’Asia gli ominidi si sono evoluti fino ad arrivare all’homo sapiens, quindi perché non dovrebbe essere vantaggioso viaggiare per un bambino? 
John Bowlby, celebre psichiatra, psicanalista e psicopedagogista inglese del Novecento, ritiene che i bambini smettano di piangere quando vengono dondolati, a causa di una memoria ancestrale che li riporta a quando venivano portati sulle spalle dai loro antenati lungo i sentieri preistorici e paragona la culla di oggi alla riproduzione dei movimenti di quei tempi remoti.
Personalmente, non ho motivo di dubitare di Bowlby né come donna né come professionista, ma mi rendo conto che in tante potrebbero pensare, lui era un uomo, lei non è mamma, come fanno a sapere cosa si prova?  
Effettivamente, cosa si prova non lo so, ma normalmente sono abituata a pormi domande quando qualcosa mi incuriosisce, pertanto posso dirvi su cosa mi interrogherei io se, un bimbo che viaggia con me mi dovesse chiedere “quando torniamo a casa?” 
Ripenserei ad esempio alle abitudini familiari del piccolo. Se l’abitudine è: 
non muoversi da casa propria, andare in vacanza sempre nello stesso posto, nello stesso albergo, con lo stesso ombrellone, non mi stupirei della sua richiesta di voler tornare e penserei che le abitudini dei suoi genitori hanno influenzato le sue, pertanto mi ingegnerei per ricreare delle piccole abitudini quotidiane che gli danno serenità, facendogli sperimentare nel contempo la novità. 
Qualora invece, il bambino fosse abituato a muoversi, e mi chiedesse, in quella situazione specifica, di tornare a casa, mi fermerei un attimo, ascolterei il suo bisogno, andando al di là delle parole, e mi domanderei cosa sta succedendo. Ad esempio, la situazione è stata pesante tra i genitori? Non è stata capita qualche richiesta del bambino? Dare risposte a queste domande vi aiuterà a riprendere il viaggio nel dovuto modo, ascoltando i bisogni di tutti.

Personalmente sono attratta dai viaggi dedicati ai bambini. Non fosse altro che per la possibilità che mi viene data di tornare bambina, amo invece molto meno, i viaggi in cui i bambini sono trattati come soprammobili o prolungamenti di cui poter fare bella mostra.
Un viaggio è bellezza, è tempo è ricordo.
Non è ostentazione di foto e immagini, ma profumi, sapori, sensazioni. 
Se pensate che vostro figlio sia troppo piccolo per capire e ricordare, sappiate che non è così. 
Noi tutti abbiamo, un ricordo cosciente e una memoria interna. Il ricordo cosciente è quello per cui puoi avere l’immagine del posto in cui sei stato, come una fotografia; la memoria è il vissuto, gli affetti, uniti a quella situazione. Della nostra primissima infanzia non abbiamo ricordo cosciente, ma memoria. 
Il viaggio è movimento, scoperta, conoscenza. Assaporare la vita e la realtà del posto, la gente, le abitudini. 
Un viaggio è prima di tutto mentale e ti svuota da ogni preconcetto e pregiudizio. Inteso come conoscenza e informazione, ogni incontro casuale ti lascia un po' di sé, e lascia un po’ di te.
Per un bambino prendere atto del fatto che quello che per noi sono ovvietà non lo sono per altri, e che quello che per noi è ricchezza, per un altro è povertà, è un esercizio mentale che radica, la capacità di andare verso l’altro. 
Il contatto con persone diverse che parlano lingue impossibili, la soluzione di problemi in maniera alternativa, l’avere la possibilità di toccare con mano che il mondo è ben più grande del piccolo paese in cui si vive, forniscono una capacità di contestualizzazione dei problemi non indifferente, che tante volte si rivelerà utile per il suo futuro.
Mille parole non possono spiegare ad un figlio che si lamenta di dover aspettare l’autobus per andare a scuola, che questo è un privilegio di una parte molto limitata del mondo, e vedere quella parte del mondo lo aiuterà a capire, conoscere e integrare. 
L’integrazione vera, non quella sbandierata e retorica, ma quella che passa attraverso la conoscenza e la vera accettazione del diverso. 

Tuttavia è importante evidenziare che, la scoperta del nuovo deve avvenire quotidianamente, non solo con i viaggi. 
È la curiosità che va alimentata ogni giorno, e questo potete farlo solo voi adulti.
La bellezza non è solo dei luoghi, ma anche e soprattutto delle persone.
I bambini vanno sempre e comunque educati al positivo, perché è questa la realtà. Ci sono ladri, ci sono imbroglioni, ci sono assassini ma non sono TUTTI ladri, imbroglioni ed assassini. Questo è fondamentale per non creare angosce e attaccamenti morbosi. 
I bambini vanno cresciuti con i piedi per terra, ben saldi alla realtà che stiamo vivendo, ma senza spegnere sogni e speranze che solo un incontro può dare.
La cosa più bella, oltre ai luoghi, sono gli incontri: su un treno, su un aereo, sulla metropolitana (chi mi conosce sa quanto ami osservare e giocare con le persone).  Le relazioni tra le persone sono, a mio parere, la vera grande variabile che fa la differenza, che si instaurino in un minuto o in una vita. 
Le persone sono mondi, che con i loro vissuti si accostano, a volte si respingono, altre si attraggono, sovente si intersecano per la durata di pochi istanti. Ma sempre nella certezza che uno scambio è avvenuto.
I bambini hanno questa abilità relazionale naturale, e riuscire a viaggiare con loro, permette a noi di vedere il mondo con i loro occhi. Certo, i ritmi rallentano e gli itinerari zaino in spallo diventano poco praticabili, ma girare il mondo con i bambini ripaga di tutto, perché ci mostrano cose, che l’occhio distratto e superficiale di noi adulti non noterebbe mai. 

Mi piace l’idea di concludere, riportandovi alcuni luoghi idea da visitare con i vostri bimbi, molti di questi non comportano grandi spese e vi permettono un grande guadagno nel bagaglio della fantasia. 

Ammirare la spada nella roccia a San Galgano
Visitare la Porta dell’Inferno a Rocca San Felice
Esplorare la Grotta del Mago ad Ischia
Visitare Napoli e Roma Sotterranee
Partecipare all’Accademia degli Elfi a Riva del Garda
Visitare Monterano, la Città Fantasma
Visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo
Visitare il Parco di Pinocchio a Collodi
Partecipare al Capodanno Celtico di Riolo Terme
Attraversare Venezia in gondola.
Visitare Parigi e Versailles
Attraversate le città ( Roma, Venezia, Praga; Parigi ecc…) con i classici battelli.
Ammirare i vetrai di Murano
Partecipare a Notte di Fiaba
Visitare i giardini di Ninfa
Dormire sull’Etna
Dormire sotto le stelle
Assistere alla fioritura dei ciliegi di Marostica
Incontrare Babbo Natale in Lapponia
Nuotare con i delfini
Vedere le balene
Dormire in una casa sull’albero
Visitare Auschwitz
Visitare il Castello delle Fiabe con la neve
Incontrare Pippi Calzelunghe, in Svezia
Visitare Istanbul 
Vedere la Sagrada Familia
Dormire in un faro
Fare un on the road in Transilvania
Restare incantati di fronte ai Camini delle Fate in Cappadocia
Visitare Petra
Visitare Istanbul
Nuotare in una piscina naturale
Assistere ad un incontro di sumo
Fare un Safari  
Ecco, questa è la mia lista. Alcune idee le ho rubate qua e la, altre appartengono alla mia personale lista dei luoghi da vistare. In realtà, l’elenco sarebbe molto più lungo ma già scriverli mi fa pensare di poterlo fare… Ora tocca a voi. Pensate a quali sono i viaggi che fareste con i vostri bambini almeno una volta nella vita,  e ricordate: fatelo ora. Perché più tardi potrebbe diventare mai. 



martedì 1 marzo 2016

Lo shop online della Bottega







La parte che preferisco del mio lavoro è la creazione di un oggetto personalizzato...
quando mi chiedono un quadro " per la cameretta di Marco ", e devo capire quali sono i suoi colori preferiti, con cosa preferisce giocare, cosa ama e lo incuriosisce....per poi trasformare queste informazioni in un'illustrazione e dipingere un quadro tutto per lui.
A volte però non c'è tempo, e hai bisogno di un regalo all'ultimo momento, oppure vuoi farti un'idea di quello che faccio e dei prezzi, e magari abitiamo lontano (senza magari, visto che vivo nel l'estrema punta nord della Sardegna) e farmi visita in laboratorio ti è impossibile....
niente, paura abbiamo la soluzione!

                                                        Risultati immagini per shop online

Sul sito della Bottega trovi la sezione shop , il mio negozietto virtuale con tutte le creazioni subito disponibili, i prezzi e le descrizioni.
Puoi accedere anche dalla mia pagina Facebook, utilizzando il tasto Acqista Ora ....facile no?

                                                             
        
                                                                                   
                                                                                 


Tutto chiaro? Allora cosa aspetti...via con lo shopping in Bottega!!