mercoledì 8 giugno 2016

Chi si prende cura di chi si prende cura?




Lieto evento in famiglia, riflettori puntati sul nuovo arrivato....e a mamma e papà chi ci pensa?
oggi la Dottoressa Teresa Mainiero psicoterapeuta e preziosa collaboratrice di questo blog ci parla del ruolo del "cargiver", la persona dedita alla cura....



Chi si cura chi di chi si prende cura?

Al di la del gioco di parole, la domanda è lecita e la risposta non è così scontata.
Nel cercare di capire cosa proporre in questo articolo, Alessandra e io, abbiamo lanciato un piccolo sondaggio chiedendo a voi, lettori/ici, qualche suggerimento. Aimè le risposte non sono state tantissime, (anzi vi invito sin d’ora a essere propositivi per il futuro in modo da creare interazione) ma un collega mi ha dato un suggerimento interessante, che ho deciso di cogliere al volo : parlare dell’emotività del caregiver.
Innanzitutto, cerchiamo di capire, chi è il caregiver?  È la persona dedita alla cura[1] , di un bambino, di un anziano di una persona disabile.
Nel nostro caso specifico, considereremo colui/lei che è destinato a prendersi cura del nascituro/a, cercando di esplicitare qual è l’emozione sottostante, non sempre positiva, che vive chi si trova ad affrontare un’esperienza strabiliante e sconvolgente come quella di una nascita.
Prima ancora che il bimbo/a nasca (solo dopo capisci che non devi dar retta a nessuna cosa ti venga detta da chi ci è già passato) non fanno altro che dirti che dopo un figlio, tutto cambia (con la stessa abnegazione di chi ti dice che ha perso un braccio in guerra ma ne valeva la pena per l'onore della vittoria); parlano di sacrifici, rinunce, sonno che non recupererai mai, cinema che mai più vedrai, ho sentito tante di quelle cose che monta l’ansia al sol pensiero.
Ogni genitore, colto dal mito della perfezione (che non esiste), vorrebbe appartenere alla categoria dei genitori intuitivi, dotati, che non si arrabbiano, non si stressano e non sbagliano mai. Ma poiché genitori così in realtà non esistono, è importante conoscere i principi di una genitorialità consapevole.
Il ruolo di genitore è un ruolo impegnativo e difficile, e la difficoltà maggiore consiste nel riconoscere l’individualità di ognuno.
Adulti e bambini sono diversi e un bravo genitore è colui/ei che si sforza di conoscere l’anima dei suoi figli, senza dimenticarsi della propria.Non esistono regole di educazione o modalità di relazione che vadano bene per tutti, ma bisogna avere la forza di trovare strategie di comunicazione adeguate, avendo la pazienza di capire paure e i sogni.
Per poter fare tutto questo è fondamentale non scordarsi di sé e dei propri bisogni.
Prima di essere madre, sei una donna; prima di essere padre sei un uomo,
e anche se, rimanete stupiti nel guardare un viso che ricorda il vostro in un’espressione, in un colore, non scordatevi, che è una persona che è altro, al di fuori da voi, ma che da voi proviene
Senza rare eccezioni, noi tutti discendiamo da generazioni di genitori nevrotici (tranquilli non è niente di grave) solo che, quando non lo si sa, può accadere che le cicatrici della nostra psiche vadano ad interferire con la nostra capacità di amare e di rispettare noi stessi e gli altri.
Per essere un genitore consapevole, è necessario conoscere bene se stessi, fare i conti con il proprio passato, ascoltarlo, accoglierlo, in modo che non possa interferire negativamente con la nostra capacità di essere genitore.
L’amore che i genitori riversano sui loro bambini è una fonte di sostentamento per tutta la vita e niente è più importante della sincerità con cui viene trasmesso. Talvolta si possono commettere degli errori, o si può agire in preda all’emotività, ma la cosa più importante è che la relazione con i figli sia caratterizzata dalla sincerità.


Mostrarsi stanchi, fallibili non è un dramma, è verita.
Essere "caregiver" è un'attività̀ difficile e destabilizzante.
Come emerge dalla maggior parte degli studi al riguardo, il caregiver esperisce rabbia, stanchezza, senso di colpa (per il timore di non essere adeguato al compito). La tensione che trattiene, finisce per manifestarsi anche sul piano fisico (già provato dalle incombenze pratiche) ed è quindi più facile trovare in queste persone problemi gastrici, mal di testa, dolori vari, e tutta una serie di disfunzioni immunitarie e problematiche che spesso derivano dal non avere tempo e risorse per poter curare se stessi.
Da un punto di vista psicologico sono i sintomi depressivi e i problemi d'ansia il vissuto più̀ diffuso nel caregiving (stress cronico).
Guerriero e collaboratori, con le parole che seguono, promuovono per il caregiver , l’autotutela,  “ricordare a se stessi che si è importanti per sé e per l’altro, informarsi, considerare i propri limiti, soddisfare i propri bisogni e interessi, condividere i problemi con la famiglia, non avere paura o vergogna di ammettere le difficoltà, farsi aiutare da esperti, prendersi periodi di riposo, cercare sollievo morale parlando con qualcuno in grado di ascoltare”.
«Abbi cura di te», può sembrare un’affermazione ironica, se pensiamo che è rivolta ad una persona che, per definizione, è dedita alla cura a titolo gratuito, in modo significativo e continuativo di un’altra persona; ma chi, meglio di chi si prende cura degli altri dovrebbe sapersi prendere cura di sé? Abbiamo già detto che la sincerità delle azioni è più importante delle parole, bene, sincerità per sincerità non c’è niente di male nel ammettere una difficoltà.
Intrisi di spirito di sacrificio, di obblighi generazionali da rispettare, di status da assecondare, ci si dimentica di se stessi.
La genitorialità è fonte di grande retorica nella nostra cultura, è un’idea totalizzante che condiziona la vita materiale delle donne e degli uomini e le attese della società nei loro confronti. Tale costrutto non consente di esprimere dei sentimenti negativi nei confronti dei figli viventi o futuri, promuovendo così tossicità. Non dimentichiamo che, le madri agiscono il potere nei confronti di chi da loro dipende totalmente per i suoi bisogni fondamentali, il/la bambino/a è in balia della polarità amore/odio materno.
Questo potere si esprime in diverse forme.
Tanti sono i modi di essere madre e di esprimere il desiderio di maternità, fino a quello di prolungare l’infanzia tramite le cure e le attenzioni date.
È il potere di rendersi indispensabili che infantilizza l’altro, creando dipendenza e vincoli che, nel tempo, promuovono mancanza di autonomia e sofferenza. Per questo, e altri motivi, è fondamentale parlare di genitorialità e suddivisione di compiti.
Molti caregiver familiari, vivono con sensi di colpa il proprio desiderio di autonomia, lo considerano un venir meno ai propri doveri, e invece di ascoltarlo e cercare di capirlo, tendono a metterlo a tacere.
Provate un attimo ad immaginare di essere “schiavi” di una sorta di elastico,
quello che vi fa periodicamente desiderare, di riprendervi in mano la vostra vita, di tagliare quel cordone ombelicale che vi lega a un figlio o una figlia, e insieme vi fa pensare che nessun altro sia sufficientemente affidabile da consegnargli una persona che non sa badare a se stessa, che non è in grado di difendersi dal male, che deve essere insomma tutelata, ebbene, continuando a muovervi in questo modo, non fate altro che rimanere ingarbugliati nelle varie libertà.
Limitare la propria libertà di espressione rischia di sacrificare anche la libertà della persona di cui si prendono cura.
Tra i vari compiti di educazione alla crescita (propria e dei propri figli) c’è anche il diritto, a “liberarsi” dei propri genitori e della propria famiglia, per poter sperimentare (con tutti i supporti e i sostegni e le tutele necessari) il massimo di autonomia possibile.
Lo psicologo americano Gordon W. Allport, rimarcò che l’atmosfera della vita familiare quotidiana ha una grande influenza sullo sviluppo individuale dei bambini e io mi sento, dal piccolo della mia esperienza, di condividere appieno questo pensiero.
Non abbiate timore di essere voi stessi, di essere fallibili, perfetti nelle vostre imperfezioni, e non abbiate il timore di desiderare il meglio per voi, qualunque sia, per voi, il vostro meglio. Al di là della quantità di tempo che sceglierete di dedicare ai vostri figli, quello che più conta, è la profondità dei vostri sentimenti e il modo in cui li esprimete.
Nello scusarmi per aver trattato una tematica, più legata direttamente agli adulti, ma molto, indirettamente anche ai bambini, volevo motivare la mia scelta (al di la del consiglio che mi è stato dato), facendomi, umile potavoce di un disagio troppo spesso dimenticato ed esplicitato.
Non esistono genitori perfetti, ma, parafrasando Winnicott, genitori imperfetti ma sani e affettivamente presenti.

giovedì 2 giugno 2016

5 idee per il regalo giusto a una neomamma


                                 




La tua  amica/cugina/collega sta per partorire, e ancora non hai trovato il regalo giusto per il lieto evento?
Niente panico... alla Bottega della Strega c'è quello che fa per te.

In laboratorio creativo creo illustrazioni, oggettistica, giochi montessoriani e piccoli complementi d'arredo; utilizzo materiali naturali  e di riciclo e disegno buffi e colorati personaggi che rallegrano le camerette dei bimbi:
 ogni oggetto è un pezzo unico, fatto con cura e passione, e posso personalizzarlo  secondo i tuoi desideri.

Per aiutarti nella scelta ho fatto una selezione delle creazioni più gettonate tra le mie clienti, idee regalo sempre molto apprezzati dalle mamme:

si tratta di una  tela dipinta ad acrilico di dimensioni 30x30, che racchiude il momento della nascita; un calendario indica la data, una simpatica sveglia per l'ora, il nome del bimbo, e ancora peso e altezza.
Il modello più classico è nei toni del  rosa per le femminucce e celeste per i maschietti, ma spesso mi viene richiesto  anche in altri colori.







Bauletto in legno dipinto a mano, personalizzato con il nome del bimbo, dove riporre i ricordi del bebè, come il braccialetto dell'ospedale, la prima tutina, il ciuccio.

                                         



                                                   


Un'idea in più: puoi utilizzare lo scrigno anche per confezionare i prodotti per il bagnetto (regalo utile e molto gradito)




E' un pannello interattivo, ispirato ai giochi pedagogici montessoriani, che stimolando la manualità del bimbo favorisce lo sviluppo cognitivo: scatoline,chiusure di vario genere, rotelle e pulsanti incuriosiscono i più piccoli che imparano giocando.
   I bimbi crescono in fretta, e scegliendo la tavola activity avrai regalato al piccolo il suo primo giocattolo! anche il pannello sensoriale può essere personalizzato con il nome.




Fiocchi e fuoriporta
fiocchi nascita da appendere sul portone per annunciare il lieto evento, o i divertenti fuoriporta per avvisare amici e parenti che il bimbo fa la nanna (così non suonano alla porta in momenti sconvenienti)






IL QUADROTTO
Senza dubbio l'articolo più richiesto in Bottega! Una tela  dipinta a mano con colori acrilici, da personalizzare con il nome e arricchita da applicazioni in stoffa e legno; da appendere sulla porta o alle pareti della cameretta

              




Hai trovato l'idea giusta? Vuoi una creazione fatta apposta per te? Contattami sulla pagina facebook della Bottega della Strega, sempre aggiornata con le novità del laboratorio, lascia un messaggio qua sotto o inviami una mail a labottegadellastrega@gmail.com ... sarò felice di realizzare i tuoi desideri .

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